Recensione: “Visite”

visite
foto Laila Pozzo

Se dovessimo fare una sintesi della nostra vita come lo faremmo? I tempi morti, le grandi avventure, i piccoli gesti, l’amore della vita, le perdite. Se dovessimo comprimere tutto questo in un breve lasso di tempo cosa sceglieremmo?
Lo spettacolo Visite della compagnia dei Gordi guidata dal regista Riccardo Pippa in scena e co-prodotto dal Teatro Franco Parenti dal 20 di novembre al 9 di dicembre 2018, è un delicato e poetico omaggio alla vita nella sua grande semplicità.

Un’anziana coppia rivive nella propria stanza, prima dell’ultimo addio, la vita che ha attraversato: con gli amici, i grandi risultati, le speranze e le delusioni.
Il mito di Filemone e Bauci di Ovidio, dal quale la compagnia ha preso ispirazione, narra anch’esso di una coppia di anziani che vivono uno del respiro dell’altro, affrontando insieme una vita di stenti e povertà che però non ha chiuso il loro cuore. In questa storia un giorno Zeus e suo figlio Ermes decidono di travestirsi da poveri viandanti e di cercare riparo in una delle case del paese in cui vive la coppia. Gli unici ad aprirgli la porta e ad offrirgli ristoro sono proprio loro. Così Zeus decide di salvarli dalla punizione che ha deciso di scatenare sul paese con una tempesta che lo spazzerà via. Dopo di questo, grato della loro benevolenza, chiede alla coppia di esprimere due desideri e loro si offrono di diventare sacerdoti del suo tempio. L’unica loro richiesta è quella di concedergli la grazia di poter chiudere gli occhi insieme.
Una grande storia d’amore che, al di là del mito, si dirime in piccoli gesti quotidiani. Nella semplicità di esserci insieme. Così come per i protagonisti raccontati da questo spettacolo che non sono eroi, ma persone assolutamente normali che vivono la loro vita e ripercorrono il passato nei momenti felici e nei momenti tristi. Proprio questa semplicità è forse una delle più difficili da raccontare.

La compagnia dei Gordi riesce, attraverso ad un lavoro corale e di scrittura collettiva, a dare valore a tutto questo. Mescolando stili dal teatro di figura, al teatro d’azione e abiurando il vincolo della parola che usano centellinandola in pochi momenti.
Nella camera da letto della coppia vediamo scorrere la loro storia, con gli amici in festa, le grandi speranze e i traguardi insieme ai piccoli, ma non meno importanti, momenti di intimità. Così come i personaggi anche gli oggetti della stanza si trasformano, dalla giovinezza alla vecchiaia.
Dei protagonisti non sappiamo nulla, eppure gli attori riescono a farci affezionare, a farci rivivere qualcosa che riguarda la vita di tutti. Durante lo spettacolo ridiamo e ci commoviamo condividendo le loro esperienze, anche quelle più dure. Intrecciato nella storia si scorge un omaggio al divino che in questo caso non ha né un volto né un corpo. È una sensazione che attraversa tutto fino a quando arriviamo dentro la casa di risposo dove, con un sorriso, salutiamo la protagonista con filo di malinconia ma senza nessuna drammaticità. Non vi è giudizio, solo una concatenazione di situazioni che normalmente potremmo definire banali, ma che non lo sono affatto.
Il resto è immagine, musica e silenzio. Le maschere di cartapesta di Ilaria Ariemme, che utilizzano, sembrano avere vita propria. Possono essere esilaranti e in altri momenti magicamente dense di significato.
Il regista ha raccontato di non aver dato subito agli attori la propria maschera ma di aver cercato, attraverso le improvvisazioni, che fossero le maschere a scegliere i propri attori.
Il lungo lavoro di dialogo tra di loro si sente in tutti i gesti e nelle relazioni che esprimo, come fossero una piccola orchestra perfettamente accordata e affine nell’interpretazione.
In scena ci sono Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Maria Vittoria Scarlattei e Matteo Vitanza. Attori che lavorano insieme ormai da molto tempo e che trasmettono una complicità artistica e di linguaggio che rende ancora più convincente la narrazione della storia. Così come il lavoro drammaturgico di Giulia Tollis e l’impianto registico di Riccardo Pippa con il quale si evince un dialogo serrato e continuo, che guarda al dettaglio nella sintesi tra forma e contenuto. La regia è infatti gestita con grande cura: dal lavoro degli attori al ritmo in costante variazione, senza mai esagerare e riuscendo a mantenere l’attenzione dello spettatore costante e avvincente.
La stessa cura vive nelle scene di Anna Maddalena Cingi che, come ha detto il regista durante la presentazione del lavoro, ha cercato gli elementi giusti, così da rendere anche una luce su un comodino un elemento essenziale e un mezzo creativo per la storia.
La stessa attenzione si vede nell’utilizzo delle luci di Paolo Casati e nel sound design di Luca De Marinis. Entrambi creano ambienti coerenti e metaforici che valorizzano l’andamento del racconto.

Visite è stato realizzato anche con il sostegno di SIAE nell’ambito dell’iniziativa “SILLUMINA – copia privata per i giovani, per la cultura” ed è stato selezionato per il NEXT 2018/19 – Laboratorio delle idee per la produzione e distribuzione dello spettacolo dal vivo lombardo.

Per chi ha voglia di godersi una piacevole serata di ironica poesia questo spettacolo sarà sicuramente una piacevole sorpresa.

Michele Ciardulli

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