Recensione: “Una classica storia d’amore eterossesuale”

una classica storia d'amore eterosessuale
foto di Elena Boillat

Il teatro si è spesso trovato ad affrontare il tema della famiglia e solo pochi mesi fa abbiamo visto un’intera rassegna dedicata all’argomento. In questo filone si inserisce anche la compagnia Domesticalchimia a cui va subito riconosciuto il merito di aver dato una forte impronta personale allo spettacolo “Una classica storia d’amore eterosessuale” andato in scena al Teatro Fontana.

Una storia che inizia in mezzo alla platea come a sottolineare la vicinanza dei personaggi all’esistenza e ai problemi del pubblico in sala. Un ragazzino con tanto di allegorico caschetto in testa, una mamma vestita da mamma e un papà scrittore, che vuole elevare gli animi meritevoli, intraprendono un cammino lungo una vita fatto di passi compiuti mano nella mano e altri in cui un muro di rancori/incomprensioni annulla i rapporti.

una classica storia d'amore eterosessuale
foto di Elena Boillat

Il testo di Camilla Mattiuzzo è una ricerca antropologica all’interno del nucleo famigliare, “una storia che nasce da alcune fissazioni” scrive l’autrice nelle note di drammaturgia. I tre personaggi sono in cerca di un’identità a partire dal figlio con le sue sedute di psicanalisi mai soddisfacenti per passare ai genitori che ci vengono mostrati dal primo incontro al prosieguo della loro classica storia d’amore. Tanti i punti di vista e i racconti divergenti dei tre che contribuiscono a divertire il pubblico evidenziando come le convinzioni personali siano spesso in totale disaccordo coi pensieri delle persone che ci circondano. Personaggi “classici” ma non stereotipati che hanno le loro punte caricaturali, trovano avvincente andare a raccogliere tappi di sughero in riva al mare e raccontano storie dalla morale improbabile.

Tante le citazioni che vengono snocciolate dal film “Closer” del 2004 con tanto di parrucca rosa alla Natalie Portman, alle poesie di Paul Valery, compresa la celebre frase “Non siamo nati solo per noi stessi” di Cicerone. Arma in più dello spettacolo la carica dei tre attori Davide Pachera, Laura Serena e Massimo Scola che recitano, “ballano”, fanno flessioni e intonano addirittura la Carmen di Bizet. A unire i pezzi del puzzle l’ottima regia di Francesca Merli. Convincente la scelta di offrire agli attori delle valvole di sfogo come il tavolo, la sedia e il microfono per staccare la spina. Un microfono che non rappresenta il potere, come il megafono dell’Ubu Roi di Roberto Latini, ma piuttosto il contrario, una “via di fuga” per uscire dall’impasse.

Gli spunti che offre questo spettacolo sono davvero tanti e forse non tutti possono essere compresi subito, in modo particolare il crollo improvviso della quarta parete e l’interazione col pubblico per un questionario di sociologia. Nulla, però, dà l’impressione di essere lasciato al caso. “Una classica storia d’amore eterosessuale” ha, infine, proprio nel titolo una delle sua chiavi. Siamo davanti ad un inno all’amore, un sentimento in continuo movimento e che, soprattutto, fa muovere ciò che travolge. La domanda “Hai mangiato?” può essere vista come una frase che esce quando non si sa cosa dire o come una grande forma di attenzione verso il prossimo. Nessun dubbio di interpretazione, invece, su quanto dice il figlio ai genitori: “Se non vi amate io non esisto”.

Ivan Filannino

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