Recensione: “Un quaderno per l’inverno”

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«Il problema di fare i simboli con la vita vera è che cambiano continuamente i significati, i simboli, e quindi, cosa resta?»

Resta improvvisarsi manigoldi e tentare nel più complicato latrocinio immaginabile, quello che mira ad appropriarsi della speranza. Pura sublimazione marxista.

Un quaderno per l’inverno – spettacolo vincitore Premio Ubu 2017 per miglior regia e migliore scrittura drammaturgica – testo di Armando Pirozzi per la regia di Massimiliano Civica, è un’inquadratura che trova la sua nitidezza a rallentatore. La storia è semplice per quanto assurda: un professore di letteratura, rincasando, trova nel suo appartamento un ladro dalle pretese non economiche ma poetiche.

Ritenendo insensato uno spoiler, il prosieguo del racconto è l’elaborazione di una conversazione che potrebbe titolare “Spesso il male di vivere ho incontrato. Ma son rimasto comico”. In scena, Alberto Astorri e Luca Zacchini configurano una scena intima e rassegnata ma colma di realismo e ilarità incomprensibile. Forse, quando la cifra comica attraversa l’uomo nella sua essenza non può che trapelare nell’attore in quanto messa a servizio della sua stessa esistenza di essere umano.

La scena, spoglia e completa, è serva della parola che talvolta resta irrisolta e sospesa, quasi ad aprire un varco nella illusione personale propria di ciascuno. L’essenzialità chirurgica della regia, con ambizioni non camaleontiche o cinematografiche ma compiutamente e meravigliosamente teatrali, riesce nell’ardua impresa della riduzione del segno tutta a vantaggio delle suggestioni del reale. La semplicità rivela la vita, il senso delle cose. Tutto è nelle mani della parola, espressione tanto infedele quanto insostituibile. Ma una operazione siffatta non avrebbe potuto aver esito senza l’interpretazione sartoriale e autentica di Astorri e Zacchini.

La poesia è l’oggetto della contesa. Drammaticamente mistificatoria, questa tiene a un tavolo i due attori che muovono in una tensione calma e rincuorante fatta di una comprensione e compassione riscontrabile solo fra le anime stanche.

Massimiliano Civica ci ricorda come “nel Teatro Italiano all’Antica, di uno spettacolo che era stato un successo si diceva che aveva “incontrato” il pubblico. La parola “incontro” stava dunque per “successo”. È stato un incontro, è stato un bell’incontro: è tutto quello che si può e si deve pretendere dal Teatro”.

È stato un incontro.

Alessandra Cutillo

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