Recensione: “Terra di Rosa”

terra di rosa
foto Simone Boiocchi

IL CANTO DI ROSA

16 marzo 2018, si conclude presso Palazzo Terragni a Lissone la rassegna “Lissone a teatro” con uno spettacolo che, pur essendo “poco lombardo”, ha saputo attirare molte persone in sala e raccoglie una risposta entusiasta da parte del pubblico: “Terra di Rosa – U cantu ca vi cuntu”, di e con Tiziana Francesca Vaccaro, sulla figura della cantautrice Rosa Balistreri.

“Poco lombardo” perché impregnato in ogni suo aspetto della terra di Rosa, la Sicilia: la parlata e il dialetto, le canzoni, gli ambienti rievocati dall’attrice (lei stessa siciliana, catanese trapiantata ora a Milano) e la storia potente e drammatica di Rosa Balistreri. La prima immagine con cui si apre lo spettacolo è proprio un cumulo di terra, che ricopre una valigia: valigia dei ricordi, valigia dei migranti, valigia di Rosa che scappa dalla Sicilia e allo stesso tempo la porta con sé nella sua voce. La vita tormentata di Rosa Balistreri è nota al grande pubblico grazie alla fama che ottenne in particolare verso gli anni Settanta, qualora però lo spettatore non conoscesse queste vicende lo spettacolo le ripercorre, passo passo: la famiglia poverissima, la fame, il paese fascista e mafioso, il matrimonio infelice e disgraziato, il carcere, i mille lavori, le fatiche e le umiliazioni, le violenze, i soprusi, Firenze, le gravi sciagure che colpiscono la sua famiglia, l’incontro con il pittore Manfredi Lombardi e gli intellettuali (lei che aveva imparato a scrivere a 32 anni!), finalmente la possibilità di fare ciò che aveva sempre voluto: cantare. Il padre, quando era piccola, le diceva “i fimmini non cantunu, cantunu sulu i buttani!”, di tutta risposta Rosa, testarda e fedele a se stessa, non solo ha dimostrato il proprio valore ma con quella voce profonda, viscerale e sofferta, dal timbro antico e quasi ancestrale, ha conquistato l’ammirazione di tante persone, di intenditori ma anche di semplici, siciliani e non, andando ben oltre la musica. Il canto di Rosa infatti non è naif né esibizionista, è un’urgenza impellente e consapevole, è la necessità di dar voce allo sdegno e all’orgoglio di una terra ferita, ma fiera. In un’intervista Rosa affermò: “Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto… Adesso ho deciso di gridare le mie proteste, le mie accuse, il dolore della mia terra, dei poveri che la abitano, di quelli che l’abbandonano, dei compagni operai, dei braccianti, dei disoccupati, delle donne siciliane che vivono come bestie.”

La stessa urgenza la si avverte nelle parole dell’attrice e autrice Tiziana Francesca Vaccaro, che interpreta lo spettacolo con passione dimostrando un coinvolgimento profondo ed intenso.

Vaccaro fornisce senza dubbio una buona prova d’attrice: cimentarsi nell’interpretazione di Rosa dando realmente corpo ad una voce impegnativa e tecnicamente complessa come quella della Balistreri richiede coraggio e padronanza, plauso al merito; inoltre, Vaccaro è in grado di dar vita a Rosa nelle varie fasi del suo travagliato percorso e ai personaggi della storia attraverso pochi tratti ed elementi di scena (sul palco oltre alla valigia c’è una sedia; e poi, un paio di scarpe rosse, un cappello, gli occhiali, un foulard, delle fotografie), rivelando una buona capacità bozzettistica e una notevole energia. Drammaturgicamente, la storia si sviluppa in modo chiaro, soprattutto intorno al carattere di Rosa e agli eventi che precedono la sua fama. L’essenzialità della scena, attraversata nei momenti più drammatici da efficaci tagli di luce, pone in ulteriore risalto la potenza del racconto lasciando concretamente spazio alle parole e alle canzoni; le musiche di Andrea Balsamo arricchiscono le atmosfere di sfumature emozionanti e suggestive.

Negli ultimi anni lo spettacolo ha già ricevuto diversi premi e riconoscimenti: Vincitore TeatrOfficina 2016, Menzione per la migliore interpretazione Tagad’Off 2016, Vincitore Stazioni di Emergenza 2017, Finalista Premio Endas 2016, Finalista In Scena presso l’Italian Theater Festival di New York… e la tournée prosegue con successo. La storia di Rosa Balistreri, a quasi vent’anni dalla sua morte, continua ancora ad emozionare e a far riflettere, non solo per la bellezza della sua voce ma per la forza del suo messaggio e della sua testimonianza. Una storia senza confini.

Marzorati

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