Recensione: “Tabarnak”

tabarnak

Dal 12 al 17 giugno si è esibito sul palco della Triennale di Milano il Cirque Alfonse, circo del Quebec in Italia per il suo ultimo tour europeo con Tabarnak.

Tabarnak era un’antica espressione quebecchese, un grido ribelle, una parola il cui significato odierno è ossimorico, indicante sia dolore e rabbia, che stupore. Partendo da questa dichiarata volontà di un ritorno al folklore del Quebec, il Cirque Alfonse mostra una pièce acrobatica inserita all’interno di un contesto liturgico, tema che circonda la totalità delle esibizioni dei circensi. Il richiamo al sacro è percepibile fin dall’allestimento della scenografia, dove una grande vetrata corona un’impalcatura riecheggiante le architetture ecclesiastiche del tardo gotico.

A ciò si aggiungono i costumi, mirati a ricercare un minimalismo cromatico di bianchi, neri e grigi che mimano le vesti clericali, con ampi camici e file di bottoni.

Lo spettacolo è scandito proprio come una messa: un prete con un tono decisamente giocoso e ilare legge un oroscopo non-sense come se fosse un sermone, uno degli artisti viene letteralmente preso di peso ed intinto in una vasca per la cerimonia battesimale e le pose assunte dagli artisti durante le esibizioni spesso hanno un rimando alla figurae christi. C’è quindi una forte tendenza al sacro, un timore reverenziale verso l’alto a cui tendono coi loro salti, che viene però sovente sdrammatizzato da trovate scherzose e buffe, molto apprezzate da un pubblico composto in buona parte da giovani e bambini. Gli applausi sono scrosciati per l’intera durata dello spettacolo e si è percepita un’atmosfera di forte divertimento in sala, grazie al forte coinvolgimento reso possibile sicuramente dalla bellezza delle musiche suonate dall’orchestra che ha accompagnato le esibizioni. Le canzoni, tutte originali e composte dal direttore musicale del Cirque Alfonse, sono state suonate da tre incredibili musicisti che hanno riempito il teatro della Triennale con dei suoni folk, molto coinvolgenti e ballabili.
Il senso di famiglia, che lega i circensi del Cique Alfonse da ormai oltre vent’anni, era forte e la fiducia fra loro emergeva nei momenti delle strabilianti prese e dei salti che facevano da altezze da capogiro. Al termine dell’esibizione, sul palco si sono affacciati anche i tre figli di alcuni di loro, rendendoci partecipi di quel panorama più intimo della loro vita famigliare.

Purtroppo, in tutta l’atmosfera di festa, era impossibile non accorgersi della stanchezza dei performer, che arrivati ormai all’ultima replica milanese, hanno dato alcuni segni di cedimento: alcune imprecisioni, alcuni salti da rifare, dei visi molto provati in certi momenti hanno fatto cogliere all’occhio del pubblico la difficoltà degli esercizi. Non sarebbe stato male, inoltre, fare un po’ di economia: dieci o quindici minuti in meno, togliendo qualche tempo morto qua e la, oppure eliminando qualche passaggio, forse non troppo attinente, avrebbero contribuito a mantenere decisamente alto il livello generale dello spettacolo.

Nel complesso, quale giudizio è più importante di quello del pubblico? Il Cirque Alfonse esce di scena portandosi a casa quasi una standing ovation, con minuti di applausi forti e sentiti. Sono piaciuti, sono piaciuti tanto e hanno divertito grandi e piccoli, regalando spensieratezza e magie.

Jasmine Turani

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