Recensione: “Sweeney Todd – il musical”

sweeney todd

A 40 anni dal debutto di Broadway, arriva in Italia “Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street”, libretto di Hugh Wheeler con musica e testi di Stephen Sondheim. Parliamo di un titolo che, oltre ad aver subito conquistato otto Tony Awards, ha saputo sbancare i botteghini di New York e Londra nelle sue varie edizioni.

Inutile quindi dire che la curiosità attorno a questa versione italiana, prodotta da Dimensione Eventi e arrivata a Milano dopo le esperienze a Torino e Roma, era davvero tanta. E’ bastato aspettare l’overture, sentire le voci, dare uno sguardo alla scenografia e ai costumi per capire che erano altissime le possibilità di trovarsi di fronte a un grande spettacolo.

Sweeney Todd
foto Marioluca Bariona

Grande merito va ovviamente a Claudio Insegno, regista che negli ultimi anni ha firmato titoli come Hairspray, Jersey Boys, la Famiglia Addams, Kinky Boots e che ora sta raddoppiando gli impegni aggiungendo anche alcune commedie. Con Sweeney Todd Claudio Insegno riceve una Ferrari che ha già ottenuto vittorie in tutto il mondo e la guida al successo anche in Italia. Diventa difficile andare a trovare punti deboli, siamo davanti a un musical davvero complesso con molte vicinanze all’opera e il risultato è convincente a pieni voti. Una storia di vendetta messa subito in chiaro fin dalle prime parole dei protagonisti, ma che cresce lentamente proprio per volere del regista in modo da arrivare a un’escalation di rabbia e violenza che travolge quest’uomo a cui hanno strappato tutto ciò che amava. Per il ruolo di Sweeney Todd era indispensabile trovare qualcuno dalla forte personalità e un Lorenzo Tognocchi, che giovanissimo ha avuto il coraggio di rifiutare le luci della ribalta di un talent show televisivo per andare avanti solo con le sue gambe, di personalità ne ha sicuramente a sufficienza. Carta d’identità alla mano, Lorenzo è un po’ in anticipo per il ruolo, ma barba, trucco e costumi lo rendono comunque credibile, lui poi è bravo, oltre per le sue doti canore, a non prendere Johnny Depp come esempio e a dare la sua identità al personaggio.

Altrettanto all’altezza è la coprotagonista Mrs Lovett interpretata da Francesca Taverni. Nel ruolo che fu in origine di Angela Lansbury, Francesca spicca per la sua ironia un po’ schizzata capace di conservare un pizzo di comicità. Tognocchi e Taverni riescono bene a mostrare la principale caratteristica del proprio personaggio, entrambi con sentimenti estremizzati: desiderio di vendetta per uno, amore folle per l’altra. I due poi dimostrano un’ottima sintonia professionale e conquistano il pubblico con il loro duetto in platea.

Le voci di Federica De Riggi (Johanna) e Annalisa Cucchiara (Mendicante/Lucy Barker) sono perfette, la prima riesce a essere un uccello in gabbia, la seconda unisce pazzia e disperazione. Luca Giacomelli Ferrarini (Anthony Hope) strappa applausi con la sua versione di Johanna, mentre una “vecchia volpe” del musical come Simone Leonardi (Giudice Turpin) dimostra come una buona recitazione sia altrettanto fondamentale per la riuscita di un personaggio. Michelangelo Nari (Tobias) riesce a essere credibile anche nie panni di un ragazzino, Domenico Nappi viene particolarmente apprezzato per la sua interpretazione del barbiere finto italiano Pirelli, mentre Vitantonio Boccuzzi è chiamato a fare il “lavoro sporco” nei panni del messo. A loro si aggiunge un ensemble di altissima qualità per un musical che vede le coreografie, nel senso stretto della parole, sacrificate di fronte alla componente vocale.

Abbiamo già sottolineato la complessità dell’opera che ritroviamo anche nei brani di Sondheim. Niente ritornelli orecchiabili per arruffianarsi il pubblico, ma grandi melodie capaci di smuovere i sentimenti dell’ascoltatore a seconda dei momenti che vogliono sottolineare. L’orchestra dal vivo è ovviamente una marcia in più per questo spettacolo, l’adattamento dei testi di Emiliano Palmieri rende le canzoni apprezzabili anche in italiano, bisogna solo accettare di rinunciare all’inconfondibile “Mischief! Mischief! Mischief!” della mendicante.

Il giudizio del pubblico sta tutto nella standing ovation a fine spettacolo, il diabolico barbiere di Fleet Street è arrivato in Italia e sarà difficile rimandarlo a Londra.

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