Recensione: “Sognando la Kamchatka”

sognando la kamchatka

Il risiko è un gioco che, fondamentalmente, si basa su degli obiettivi predefiniti segreti e diversi per ciascun giocatore e che possono portare anche all’annientamento dell’avversario, senza che quest’ultimo ne diventi mai consapevole. Proprio muovendo dal pretesto del ritrovarsi mensilmente attorno al più celebre gioco da tavolo del mondo, la nuova produzione della Compagnia Binario 7 racconta l’amicizia di tre uomini. Tre amici che attraverso il loro rituale periodico colgono l’occasione per dedicarsi un po’ di tempo. Per dimenticare, o per lo meno lasciare fuori dalla porta, il fatto di non essere le persone che sognavano di diventare.

Il padrone di casa, Filippo (Marco Ripoldi) è un autista di auto di lusso perché “è un lavoro come un altro e va bene così” e ancora innamorato della sua quasi sposa Claudia, che lo ha lasciato oramai da quattro anni. I suoi ospiti sono Nicola (Massimiliano Loizzi),un ex capofila dei movimenti studenteschi sognanti la rivoluzione, e Diego (Corrado Accordino), un attore quarantasettenne ancora in fase di gavetta che insiste nonostante venga respinto ad ogni audizione a cui partecipa.
Come sul quadro di gioco, anche fra i tre amici ci sono piccole invidie e grandi segreti, parole da tacere e pensieri da non rivelare. Un po’ per non rovinare la serata “in fondo siamo qui per giocare”, un po’ per non compromettere quelle poche certezze che i tre hanno cercato di costruirsi nei loro passanti recenti.

Eppure un amico, quando è sincero, è qualcuno capace di dire le cose necessarie anche a costo di ferire. Non è solo la figura rassicurante che racconta di finali lieti che allieteranno i momenti di difficoltà. Un amico arriva anche a chiedersi cosa ci sia in lui di così speciale da attirare l’affetto degli altri. Poi ci sono amici che rispondono in modo più disilluso e apparentemente superficiale, sostenendo che “mi siete toccati voi e va bene così”. Modi diversi di intendere la fiducia e l’amore amicale. In questo gioco a tre di ricercata sincerità, ciò che da una parte è solo un modo di essere trasparenti, dall’altra viene inteso come mancanza di rispetto o di ammirazione. E così via, passando dalla leggerezza iniziale fino ad un crescendo di tensione che manda all’aria le regole del gioco strategico e induce al combattimento all’arma bianca.

La Kamchatka, quella terra inesplorata ai margini della Russia, così tatticamente interessante perché rappresenta il crocevia tra circoli artici, oceano Pacifico, mar del Giappone e Stati Uniti, sembra rappresentare, nei tre protagonisti, quel desiderio di realizzazione definitiva mai raggiunto. Un ibrido strano tra la chiave per la felicità e il dominio totale della partita. Attraverso il gioco i tre sembrano in realtà sfidarsi a chi tra di loro è l’amico più sincero.

Per chi ama la commedia e andare a teatro per uscirsene con un sorriso disteso, spettacolo da vedere.

La cosa importante, anche e soprattutto per questo genere di pubblico, è tenere bene a mente che il teatro non è il cinema. Chi sta davanti a voi, nell’atto di giocare sul palcoscenico, non è un televisore e voi non siete dotati di telecomando. Chi sta davanti a voi è una persona che respira il vostro stesso ossigeno e si trova nel vostro stesso spazio, nell’incertezza dell’istante e nella voglia di condividere. Per cui spegnete quei cellulari, chiudete quelle bottigliette e lasciate a casa patatine e grissini. Per un’ora si può fare.

In replica dal 7 al 10 marzo al teatro binario 7 di Monza e dal 19 al 31 al teatro Libero di Milano.

Dario Del Vecchio

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