Recensione: “Sindrome da WEB”

Share this...
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

QUANTI UOMINI CONOSCONO LA DIFFERENZA TRA UN’OSSESSIONE CHE SI SUBISCE ED UN DESTINO CHE SI SCEGLIE?”

Ideato da Tony LOFARO (che cura anche le coreografie) questo progetto ripropone, utilizzando come mezzo espressivo il teatro-danza, il rapporto che le persone hanno con l’informatica individuale e la tecnologia di movimento. Ma anche le trasformazioni negli atteggiamenti che i cittadini telematici subiscono senza averne consapevolezza, la generazione di drammatici neologismi,  le variazioni nelle procedure di apprendimento, i criteri utilizzati nelle scelte dei canali d’informazione…in parole povere il rapporto tra “ESSERI UMANI “ e  “LA RETE” nella più vasta delle sue accezioni. Un telo di plastica trasparente separa il palcoscenico; due manichini sulla destra assistono al rito di venerazione dei nuovi media. Rito consumato in pubblico e privato: al di qua e al di là del telo di plastica. Al di qua del telo una scena limpida e chiara in cui si manifestano i più detestabili tra i comportamenti del popolo on line. Oltre un telo di plastica (non sempre traguardabile) è possibile sottrarsi ai riti collettivi del “feedback” ma anche abbandonarsi a comportamenti che il blando e mal organizzato “galateo della rete” disapprova.
Lo spettacolo da subito si presenta solido e ben strutturato nella sua semplicità. Due “attori di prosa” (Enrica MAGAGNATO e Lorenzo BOTTA) anticipano, contestualizzandolo in un rapporto di coppia, il quadro successivo lasciando che il corpo di ballo configuri il titolo introdotto.
I temi si susseguono rapidamente attingendo all’ormai inesauribile repertorio del bestiario WEB.
Troviamo quindi il plagio, nel quadro di forte impatto rappresentante il “pifferaio magico”. L’ alienazione da “Tempi moderni” di chi continua a lavorare al laptop anche quando l’oggetto gli vien sottratto. La standardizzazione delle eomozioni attraverso l’emoticon, la solitudine tra la moltitudine del “lettore di libri” in tram e la nostalgia “neo luddista” di chi trova ancora conforto nel contatto con la carta. Divertentissima la coreografia “SUPER MARIO” utilizzata per introdurre la IGD (Internet Gaming Disorders).
Un finale non risolutivo  (del resto “LA RETE” e suoi mondi sono in divenire) per una messa in scena in cui le introspezioni caratteristiche del teatro danza si risolvono in gesti coreografici che diventano veicoli di critica di costume.
Attori e ballerini giovanissimi  (anche perché è “giovane” il tema trattato) che in un insieme di recitazione e teatro danza ben amalgamata dà vita ad una azione scenica fatta di rapidi quadri senza soluzione di continuità in cui ci vengono presentati i sintomi e le manifestazioni virulente di una della più pericolose patologie del secolo appena cominciato.

Visto al tetro OSCAR di MILANO il 18 novembre

DeMarchi

Share this...
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*