Recensione: “Sillabari”

sillabari

Dal 22 novembre fino al 23 dicembre va in scena al teatro Out Off di Milano in collaborazione con Teatro Palladium, Roma 3 Università degli studi e con il contributo di NEXT2018- Regione Lombardia “Amore, ingenuità, poesia, sogno… (Sillabari)” di Goffredo Parise, regia di Lorenzo Loris con Edoardo Siravo, Monica Bonomi e Stefania Barca.

In un ambiente bianco e invernale appare un uomo che si lascia trasportare dalle emozioni dei ricordi, accompagnato dall’irresistibile sound della musica dell’America degli anni 20 e due buffi personaggi che mettono in discussione le sue convinzioni: iniziano così ad essere raccontate storie di uomini e donne, in balia di sentimenti e sensazioni, coinvolti in relazioni a volte sbagliate e complicate, a volte ai limiti dell’assurdo, in nome della paura della solitudine e della disperata ricerca di un conforto fantoccio dell’amore.

I tre attori in scena sono ben amalgamati e riescono a essere assolutamente credibili nei diversi cambi di ruolo presenti durante la rappresentazione: Edoardo Siravo regala un’interpretazione dolce e romantica del suo personaggio per poi trasformarsi nel misterioso uomo con giacca di pelle e occhiali da sole nel racconto in cui vede protagonista Monica Bonomi. In particolare l’attrice si esibisce in un’interpretazione magistrale dando vita al personaggio grottesco e tragicomico di una donna sola sulla quarantina (potrebbe essere impropriamente definita “zitella”) che viene sedotta da un ragazzo dal fascino maledetto di James Dean, il quale, senza alcuno sforzo, la soggioga e la piega alla propria volontà, trattandola quasi come una bambola gonfiabile. L’espressività di Monica Bonomi e l’ironia di Edoardo Siravo danno vita ad una scena accattivante ed esilarante.

Ma la vera protagonista dello spettacolo è la parola, che la fa da padrona e accarezzando l’orecchio dello spettatore e regalandogli immagini poetiche e suggestive oltre le quali si cela un mondo, anzi un universo. Durante tutta la durata della rappresentazione si ha la sensazione di essere chiusi in una baita di montagna ad ascoltare storie di uomini e donne (il cui sottofondo delle musiche di Cole Porter rende tutto ancora più “smooth” come direbbero gli anglofoni) in una sera d’inverno mentre all’esterno la neve cade soffice rendendo tutto attorno bianco e ovattato. Infine anche il protagonista, identificatosi con l’autore Goffredo Parise, ormai alla fine dei propri giorni, viene ricoperto dalla neve fino a trasformarsi in un pupazzo, svanendo così dalla realtà.

Spettacolo ricco di allegorie e metafore che trasportano il pubblico in una realtà avvolgente ed invernale senza tempo, cardine della poetica dell’autore Goffredo Parise (molto adatta alla stagione corrente) del quale, tuttavia è consigliabile informarsi sul testo prima della visione per comprendere al meglio lo spettacolo e coglierne le citazioni e sfumature della sua scrittura.

Francesca Parravicini

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