Recensione: “Sempre domenica”

sempre domenica

T’immagini la faccia che farebbero se da domani davvero, davvero, tutti quanti smettessimo.

Sei attori, decine di vite incrociate e inventate, plasmate a misura di stereotipo quotidiano e italiano di una classe sociale media. Quella che sopravvive e lavora per sopravvivere, quella che se davvero smettesse di lavorare manderebbe il paese a gambe all’aria.

È il corriere che suona al citofono della ragazza che fa la segretaria anche se è laureata in beni culturali. Il suo capo che tradisce la moglie con lei. È la coppia con figli sottomessa a turni massacranti di lavori mal pagati. Il receptionist licenziato dall’albergo per l’arroganza di un cliente. I dipendenti di un’azienda che cambia i contratti come cambia il vento, sicura del fatto che nessuno alzerà la testa per dire no al giogo e sì alla disoccupazione. È la routine ordinaria di vite che si arrangiano, si barcamenano nel grande naufragio di chi sogna in grande e approda su piccoli lembi di terra pur di rimanere a galla. Ma quanto vale salvarsi se si è già persa la rotta? Se il più grande sacrificio è già stato compiuto: mettersi da parte, essere pazienti e come muli incassare le percosse senza emettere lamenti, dirsi che arriverà, arriva per tutti prima o poi una soddisfazione, si può ancora aspettare, rimandare, sopportare.

T’immagini quante famiglie sul lastrico. Altro che crisi del dollaro. Questa sì che sarebbe la crisi del secolo.

La regia di Clara Sancricca riempie una scena vuota con sei sedie, parole stanche con l’interpretazione di giovani attori sinceri, un dramma quotidiano col riso amaro della presa di coscienza. Sconfitta e desiderio di rivalsa si ricamano in questo Sempre Domenica, andato in scena al Teatro Elfo Puccini, attraverso la drammaturgia di Collettivo Controcanto che a dirla ordinaria le si fa il miglior complimento, quando per ordinaria s’intende riconoscibile e partecipabile. Questo spettacolo ha il merito di toccare senza pretendere, affacciarsi sulla vita con gli occhi spalancati e innocenti di chi la vita deve ancora compierla e spera di averne le forze. O almeno di non averne paura, di sapersi ancora alzare a dire no, io la mia vita la faccio così, trovare il coraggio in mezzo secondo di prendere la scelta sognata per anni.

T’immagini se fosse sempre domenica. Esplodono in un canto liberatorio le note di Vasco Rossi, e diventano un inno alla gioia e alla vita che gli spettatori potranno portarsi a casa per riempire quel vuoto da cui normalmente distolgono lo sguardo.

Alessandra Pace

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