Recensione: “Saul”

Saul

Saul. Sol con me stesso, io sto. – Di me soltanto, (Misero re!) di me solo io non tremo.
V.Alfieri

Dal 15 al 25 novembre va in scena al Teatro i di Milano il fortunato spettacolo Saul del giovane regista Giovanni Ortoleva, anche autore, insieme a Riccardo Favaro, del testo.
Il lavoro prende spunto dalla storia del Re Saul dell’antico testamento e dall’omonimo testo di André Gide, considerato tra le altre cose, il primo testo che esplicitasse l’amore omosessuale al di la di ogni moralismo o convenzione sociale.

In apertura di recensione è stata citata l’ultima frase del testo dedicato a Saul di Vittorio Alfieri perché incarna molto dello spirito di questo lavoro coraggioso e colto. Sono infatti molti i riferimenti culturali e artistici citati in una parabola che attraversa musica, cinema e letteratura. Al centro vive il tema del successo e del fallimento. Il tempo incorona re per poi abbandonarli in un ciclo infinito di amore, odio, invidia, tradimento, delusione.

Saul è il primo re di Israele, a lui si deve, nella bibbia, il primo passo per la costruzione della città e, con essa, del popolo di Israele. Unto giovanissimo come nuova guida dal sacerdote Samuele, sconfigge i Filistei per poi intraprendere nuove guerre che lo porteranno a perdersi.

Questa discesa che trova il suo antagonista nel giovane Davide, viene trasposta nel contemporaneo attraverso la vita di una rockstar in declino. Come nel testo Davide viene inviato nel momento più cupo del suo regno/carriera a rasserenare il suo animo attraverso la sua musica. Dopo un primo momento di diffidenza il legame tra i due diventa molto forte, quasi morboso da parte di Saul che, in lui, rivede la sua giovinezza e la sua forza.

Al centro tra i due c’è il figlio di Saul, Gionata. Nei testi resta molto nell’ombra, citato più che altro per il legame intenso e sincero che nasce con Davide. Gionata è il più simile all’uomo in mezzo a beghe divine, schiacciato da una storia troppo più grande di lui. Non vorrebbe altro che vivere e poter amare liberamente. Come Davide e Saul vengono unti a Re, a lui però spetta l’essere ombra, come fosse una dannazione.

Con l’avanzare della storia Davide si rivela nel suo destino di re, cosa che porta Saul ad impazzire per la gelosia. Lo scettro gli viene tolto, il suo tempo è passato e lui, non ha alcuna intenzione di accettarlo.

Se vivessi anche un solo giorno di grandezza, come potresti mai dimenticarlo? Senza rimpiangerlo, senza bramarlo?
Come può un re accettare la sua mortalità, la caducità del tempo?

Gli attori Alessandro Bandini, Marco Cacciola e Federico Gariglio interpretano con una forza incredibile il conflitto dei personaggi, travolti in un crescendo emotivo che alla fine lascia un vuoto, come se tutto fosse un gioco crudele che tanto da e tanto toglie. L’unico vero fallimento è quello umano, personale. Al di là delle fortune e delle sfortune ciò che resta è strettamente legato all’individuo e alle sue scelte.

Michele Ciardulli

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