Recensione: “Ricettario per un noir”

ricettario

Presso il Teatro i di Milano va in scena “Ricettario per un Noir” della Compagnia Alma Rosè. Se volete vedere uno spettacolo con un ottimo meccanismo da genere thriller condito da una saggia dose di ironia, riusciranno certamente a convincervi e a farvi passare una serata di puro divertimento.
La scena ti cala subito nella situazione con un grande carrello in alluminio al centro e, sul fondo, un separé in plastica opaca che cela ombre inquietanti. L’autore, deus ex machina della storia e Virgilio dello spettatore durante tutto il racconto, deve presentare la sua opera ad un possibile grande editore. E’ la sua grande occasione. Il lavoro di una vita che finalmente ha la possibilità di essere riconosciuto. Con forza ne descrive il percorso e vive con i personaggi un rapporto intenso, quasi familiare.

“Egregio signor editore nessuno le offrirà altrettanto sangue, altrettanti morti, altrettante mutilazioni di quanto farò io…”

La protagonista della storia è una bambina che per un caso sfortunato finisce a compiere un terribile omicidio. Da li prosegue dentro il centro di detenzione minorile dove tutti i fantasmi del passato torneranno a chiedere il conto. Tra un sorriso e un sussulto ci addentreremo in un mondo fatto di suspance e colpi di scena che rispettano a pieno le regole e le qualità del genere Noir.

Gli attori Annabella Di Costanzo, Manuel Ferreira e Elena Lolli, giocano entrando e uscendo dai personaggi della storia tenendoci attenti come succederebbe leggendo un bel libro avvincente. C’è molta esperienza e competenza attoriale e registica che non cerca altro che non sia spettacolo nei suoi meccanismi e strutture. Eppure riescono a comunicarti qualcosa di più. L’amore dell’artista per la sua opera. L’intensa passione che lo infiamma per giungere al compimento del progetto che nasce nella sua testa e che spinge per prendere corpo autonomo.

Le musiche di Mario Buttafava riescono ad interagire e sostenere l’aspetto suggestivo del racconto con forza e, come in tutto il resto, con ironia. Così anche per i costumi di Martina Dimastromatteo e le scene di Stefano Zullo.
Un ottimo team di artisti che vede anche coinvolti Alessandro Pozzetti nella drammaturgia, Beppe Sordi per le luci e Claudio Orlandini come consulenza registica.

Dalle note di regia: “Con questo spettacolo vogliamo riflettere su come oggi gli artisti, costretti a muoversi dentro le logiche del mercato, rischino di ritrovarsi distanti da quell’arte fine a se stessa che avevano immaginato di realizzare all’inizio del loro percorso. Dovremmo tutti fermarci e poi guardarci alle spalle e misurare la distanza che ci tiene più o meno lontani da quella purezza d’intenti che avevamo sposato all’inizio della nostra carriera. Quanto si riesce oggi a restare vicini alla propria visione delle cose, senza doverla alterare per potere vivere, lavorare?”

Michele Ciardulli

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