Recensione: “Pioggia”

pioggia

La vita può essere un’attesa infinita e asfissiante durante la quale la speranza illusoria diventa qualcosa a cui aggrapparsi con forza per non perdere quel che di umano vive dentro di noi. Il detto “La vita è quella cosa che succede mentre cerchiamo di decidere cosa vogliamo che sia” è particolarmente giusto per descrivere quel frammento di realtà, quasi cinematografico per naturalismo, descritto dal regista e drammaturgo Marco Pezza, nello spettacolo Pioggia.
Andato in scena al Teatro Franco Parenti, si inserisce perfettamente in quella parte di stagione dedicata alla passione civile.

La trama si dirama durante una notte di straordinari. Fausto e Riccardo, due addetti alla manutenzione stradale, sono costretti a stare insieme. Finalmente, con fatica, si parlano. Il tempo, durante un’attesa quasi logorante, gli permette quel confronto che normalmente viene evitato, messo da parte. Un giovane con grandi speranze e un uomo sfatto, buono alla base e semplice allo stesso tempo. Un uomo perso ormai nell’alcol divenuto il suo feticcio per combattere quel senso di disillusione che lo macera dentro. In loro sono vivi e presenti quelle abitudini che sembrano fare parte del nostro essere quando la frustrazione della vita ti porta a costruire una visione cinica, inconsapevolmente razzista e maschilista, più di quanto vorrebbero gli stessi protagonisti.
Eppure è grazie ad un evento capitato ad un loro collega bosniaco, Osman, fuggito dalla guerra a Sarajevo, che una parte di quella umanità si risveglia. Quest’ultimo infatti, sfuggito ad un attentato razzista, viene coperto dai suoi colleghi per evitare che il suo essersi difeso potesse diventare una condanna.

La pioggia che cade incessantemente durante tutto lo spettacolo è come una tortura per loro, un battere costante. Quella pioggia che dentro di noi ci spinge da una parte a smettere sognare la luce e dall’altra ci pulisce dalle nostre oscurità.
La messa in scena è semplice, richiama molto il cinema neorealista e il clima di Rocco e i suoi fratelli. Gli attori coinvolti Alberto Astorri, Alberto Onofrietti, Marco Pezza, Diego Runko e Giovanni Gioia (lui anche intenso interprete del sottofondo musicale) riescono a rendere la fragilità dei loro personaggi e i molti strati tematici cuciti nel testo, in modo maturo e potente. La loro interpretazione è esperta e capace di toccarti e di coinvolgerti.

Il testo Pioggia ha vinto la XVI edizione del concorso nazionale di drammaturgia contemporanea “Premio Ugo Betti” (2016) indetto dal Comune di Camerino. Premio più che meritato anche solo per il coraggio di raccontare quella parte di mondo che vive nell’ombra di una società civile solo in apparenza più giusta. Quella parte di società che, abituata al grigio delle nuvole, sembra essersi dimenticata della luce del sole.

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