Recensione: “Parenti serpenti”

parenti serpenti
Foto Le Pera

I parenti del 2019 usano lo smartphone e fanno yoga ma restano comunque dei serpenti. La commedia di Carmine Amoroso, nota al grande pubblico anche per la versione cinematografica di Mario Monicelli del 1992, arriva al Teatro Carcano di Milano con protagonisti Lello Arena e Giorgia Trasselli e rispetta le aspettative regalando tantissime risate ma anche profonda amarezza.

L’adattamento curato dal regista Luciano Melchionna e da Lello Arena ringiovanisce il testo originale, i figli di Saverio e Trieste hanno il cellulare, guardano X Factor invece di Fantastico, prendono lexotan e xanax per dormire e si dividono tra chi compra i vestiti dai cinesi e chi preferisce i grandi marchi. Cambia il periodo storico, ma non cambia l’intento dell’opera che restituisce una spaccato della nostra società inserendo anche alcuni temi politici attuali come l’immigrazione e il coming out (quest’ultimo presente anche nell’originale). Non cambiano, invece, le tradizioni, l’immancabile capitone a Natale, i quiz in tv all’ora di cena e la preoccupazione per l’opinione della gente qui rappresentata da un teatro completamente pieno. Invariata l’ambientazione in un piccolo paesino del sud, mentre le musiche, compreso il jingle della 20th Century Fox, intervengono solo nei momenti giusti. Con la sua regia Melchionna punta molto su azione e movimento, ma lascia i giusti tempi ai momenti di riflessione. Il tutto racchiuso nella scenografia girevole di Roberto Crea che ricostruisce l’archetipo del focolare famigliare in un contesto rurale.

Lello Arena si conferma un vero e proprio animale da palcoscenico, il suo Saverio è inarrestabile, un fiume in piena di battute che travolge il pubblico riuscendo ad offrire una escalation di risate. Ottimo l’appoggio di Giorgia Trasselli che a proposito di coppie anziane sempre pronte a battibeccare può vantare circa 20 anni in una scuola chiamata “Casa Vianello”. I due protagonisti sono perfettamente affiatati nei loro botta e risposta, ma tutto il cast, completato da Raffaele Ausiello, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Serena Pisa e Fabrizio Vona, merita gli applausi della platea.

Tantissime risate, come già detto, ma questo testo porta con sé anche profonda amarezza e chi ha visto il film o le versioni precedenti non può non iniziare a sentire un senso di disagio alle prime battute sul freddo nella casa dei genitori. I monologhi di Lello Arena hanno il sapore di profezia dantesca e anestetizzano in vista dell’inevitabile epilogo. La chiave di tutto è nelle parole della figlia Lina: “La gente è falsa, ipocrita e pensa solo al suo orticello”.
Ivan Filannino

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