Recensione: “Otello” di Tournée da Bar

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Foto Massimo S. Volontè

Racconto, immaginazione, fantasia e un pizzico di follia.
Questi sono gli elementi che contraddistinguono “Otello” di Tournèe da Bar visto venerdì 2 Marzo all’auditorium di Settimo Milanese.

Racconto perché, quello che ci viene proposto, non è la tragedia come siamo abituati a vederla ma è il racconto del capolavoro Shakespeariano. Davide Lorenzo Palla e il suo musicista Tiziano Cannas Aghedu solo in alcune scene usano le parole del testo originale. Per la maggior parte del tempo ci raccontano quello che succede, quello che, in uno spettacolo “normale” sarebbero le azioni degli attori e della macchina scenica; uscite, entrate, cambi scena, emozioni e sensazioni dei personaggi. Ci mostrano l’anima dello spettacolo anziché lo spettacolo in sè per sè.

La vicenda c’è sicuramente tutta, ma è raccontata da un punto di vista differente ed è questo a rendere particolarmente interessante questo spettacolo e il lavoro di questa compagnia.

Immaginazione perché nello spettacolo non c’è scenografia o, quantomeno, non quella che ci si aspetterebbe, non c’è un sipario, non ci sono costumi particolari e gli oggetti sono veramente pochi, non ci sono cambi luce significativi, e i personaggi sono tutti interpretati dallo stesso Palla, cantastorie unico della piece, che dimostra una grande bravura nel cambiare continuamente registro interpretativo.

Fantasia perché è uno spettacolo che, decisamente, non ci si aspetta, che sorprende e che coinvolge direttamente il pubblico anche nell’esegesi di alcune piccolissime parti.
Fantasia anche perchè lo spettacolo, come gli altri testi del grande autore inglese rielaborati dalla compagnia, viene spesso rappresentato nei bar (da cui il nome Tournèe da Bar).

Follia perché i due uomini sul palco sono totalmente in antitesi fra loro.
Il musicista, Cannas Aghedu, è silenzioso, calmo serio e pacato. La sua musica fa da sottofondo ad alcune scene ma non solo; spesso usa gli strumenti per creare una sorta di “dialogo” con l’attore.
Palla, invece, è fisicamente molto attivo, ironico e coinvolge il pubblico, soprattutto all’inizio, come se si fosse in un villaggio turistico ma alla fine è capace anche di regalare emozioni importanti.

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Foto Massimo S. Volontè

Probabilmente lo spettacolo è più adatto ai bar piuttosto che ai teatri ma non manca l’importante capacità di modificare la piece per adattarla allo spazio teatrale.
La compagnia, con il suo progetto di riscrittura dei grandi testi di William Shakespeare ha come scopo quello di formare un nuovo pubblico. Con le loro riduzioni del “Romeo e Giulietta”, “Macbeth”, “Amleto” e “Mercante di Venezia” vogliono andare a prendere le persone “a casa loro”, cioè nei locali dove si trovano per rilassarsi e cercano di avvicinarle, di conquistarle (per questo, forse, la modalità “animatore da villaggio”) per poi portarle a teatro. “Tournèe da bar”, infatti, collabora con diverse istituzioni teatrali fra cui il “Teatro Carcano” di Milano, il “Teatro della Tosse” di Genova e il “Teatro stabile di Bolzano” che li ospitano e li cofinanziano con lo scopo, appunto, di diffondere cultura in luoghi teatralmente non convenzionali.

Quello del cantastorie è un modo di raccontare che arriva da molto lontano ma che, negli ultimi anni, è tornato in auge con grandi artisti ed intrattenitori e Tournèe da Bar ne è un ottimo esempio.

Nessun uomo è perso finché ha una storia da raccontare e qualcuno a cui raccontarla.

Francesca Tall

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