Recensione: “Occident Express”

occident express
foto Botticelli

Stefano Massini è stato impressionato dal racconto agghiacciante di Haifa Ghemal, da lui intervistata nel marzo 2016. Haifa è una migrante, una dei tantissimi che hanno percorso la rotta dei Balcani, da Mosul a Stoccolma. Ben 5000 chilometri. A piedi. O su mezzi di fortuna. Massini è rimasto colpito, sapeva a grandi linee cosa devono affrontare quelle persone, ma non immaginava tanto. Realizzata la gravità della situazione, il drammaturgo ha deciso di non rimanere indifferente e di denunciare, di condividere quello che ha sentito con il largo pubblico, creando il testo di Occident Express, spettacolo andato in scena al Piccolo Teatro Grassi di Milano dal 16 al 21 ottobre.

A valorizzare le parole di Haifa è stata Ottavia Piccolo, che ha riprodotto in prima persona, passo per passo, le principali tappe dello speranzoso ed infinito viaggio di un’anziana donna che ha preso per mano la sua nipotina Nassin e un metro alla volta ha tagliato traguardi, superando confine dopo confine, fino a giungere, stremata, a Stoccolma, punto di arrivo di quel tormentato cammino.

Per aiutare la Piccolo nella sua narrazione, il maestro Enrico Fink ha composto un sottofondo musicale che ha accompagnato ogni momento del racconto dell’attrice, grazie al supporto dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, che con un sinestetico contagio ha integrato alla perfezione la drammaturgia di Massini. Note dolci e orientali altalenate a fischi stridenti di flauti incalzanti: la Piccolo ha impersonato le variazioni musicali, interpretandole con il variare della storia. I passaggi dalle carezze a Nassin ai rumori delle mitragliatrici sono continui e il rapporto sinestetico tra visione e musica si sposa bene, ridando allo spettatore il medesimo riscontro emotivo.
La musica di Fink, funzionale e originale al contempo, ha raccontato a sua volta i luoghi attraversati da Haifa: si sono percepite le abitazioni, i cambi di luoghi, le atmosfere… Fink ha fatto viaggiare gli spettatori attraverso un percorso insolito, torbido, fatto di violenze, di soprusi, di illegalità, ma interamente spinto dalla tenerezza e dalla voglia di farcela di Haifa.

foto BotticelliHaifa, per la sua nipotina Nassin, ha dovuto imparare a tenere testa ad un mondo veramente ingiusto: si è nascosta sui camion, ha viaggiato dentro container, ha perso treni, ha strisciato nei tubi di vecchi gasdotti, ha ingoiato e trasportato ovuli di droga…
Per un pubblico occidentale, immaginare le sensazioni vissute da Haifa risulta pressoché impossibile e per aiutarlo in questo lungo percorso di immedesimazione è stata scelta la Piccolo, che si è fatta ambasciatrice di diritti, riportando al pubblico un’importante vicenda da tramandare. Informare, far conoscere, così da poter fare la differenza. Così da poter essere, in prima persona, la differenza.
Questo il messaggio.

Quello che spiace è un elemento che spesso si riscontra: dove sono i giovani in sala? Il pubblico, composto perlopiù da fan della famosa attrice, è piuttosto omogeneo, costituito in gran parte da over50. Ci si domanda quali siano gli elementi che abbiano reso questa performance uno spettacolo prevalentemente adulto ed elitario. Smuovere le masse, non significa smuoverle interamente? Probabilmente, data la valenza che può avere la sensibilizzazione di un pubblico giovane, bisognerebbe capire le cause di questo divario e riuscire ad inglobare anche una moltitudine di generazioni nuove, così da rendere ancora più forte e attivo il messaggio di empatia e solidarietà che si vuole trasmettere.

Jasmine Turani

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