Recensione: “Neverending”

Renato ALTISSIMO, padre di Barbara,  è stato imprenditore, uomo politico, segretario di partito nonché ministro tra gli anni ottanta e novanta del secolo scorso.

In realtà essere all’oscuro delle ascendenze di Barbara ALTISSIMO non pregiudica l’approccio all’opera ma è però utile per capire il peso specifico della figura paterna e di conseguenza le difficoltà che può avere avuto Barbara nell’ avvicinarsi o nell’allontanarsi da cotanto padre.

Su un palco quasi vuoto pochi oggetti che in progressione, diventano l’innesco per dare corpo e movimento ad una fotografia presa dall’album di famiglia.

Sono racconti brevi intervallati da brani musicali dal vivo (Ivana MESSINA): una bambina candidamente innamorata del padre, una aspirazione artistica, la maturazione di un talento e  la realizzazione di un progetto di vita. Poi la separazione o, quantomeno, la scelta di mantenere una distanza fisica importante dal padre proprio quando l’ex ministro viene, nel 1993, coinvolto in TANGENTOPOLI.

Arriva anche il riavvicinamento di Barbara a Renato in una età in cui diventa naturale accettare con affetto ciò che prima era difficilmente tollerabile.

Un caso per tutti l’indiscreta influenza che il fascino femminile esercitava sull’ex segretario del PLI..

Una “debolezza” presentata in modo quasi tenero nel divertente racconto della visita che, poco prima del lutto, Barbara, sua madre, le sue sorelle e la zia fanno a Renato ALTISSIMO ricoverato in ospedale,  dove si  ritrovano a dividere la sala d’attesa con alcune amiche ed ex amiche di papà.

Di forte impatto emotivo il grottesco  tentativo della figlia di bloccare, pistola alla mano, la morte affinché non arrivi dal padre.

Peccato per la presenza del tappo rosso sull’arma che ci ha strappato da una fantasia d Barbara per ricollocarci bruscamente nella sala di un teatro.

Barbara ALTISSIMO,  attraverso gesti e oggetti,  ci descrive il dolore per la privazione con linguaggio e simboli comprensibili e condivisi in una sorta di pubblica elaborazione del lutto che riporta ad una delle battute iniziali:  “Com’è la vita, papà? La vita è bella, Barbara…”.

Visto il 27 marzo al Teatro OutOff

DeMarchi

 

 

 

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