Recensione: “My place”

my place

In scena a Campo Teatrale My place, un progetto di Qui e Ora Residenza Teatrale con la regia di Silvia Gribaudi. Protagoniste dello spettacolo tre donne in biancheria intima, fisicamente imperfette, che si offrono in tutta la loro genuinità ponendosi una domanda: tu hai una casa dentro di te? Lo spettacolo non si offre tanto come un intreccio di avvenimenti, quanto piuttosto come una narrazione della femminilità e attraverso di essa, comunicata al pubblico attraverso i corpi in movimento delle tre attrici.

Le protagoniste sono continuamente in movimento, ora con passi uguali e ripetuti, ritmati, ora con esercizi di ginnastica, ora danzando insieme, in una continua tensione fisica, che attrae lo spettatore senza allo stesso tempo consumarlo in superflui arrovellamenti interrogatori. Il gioco dei corpi in movimento viene reiterato attraverso le loro ombre, ottenute grazie a un lungo telo bianco dietro le attrici e un proiettore di fronte a loro, unici elementi riempitivi della scena.

Senza essere una trovata sui generis, l’idea dell’organizzazione scenica è forte e d’impatto: attraverso il gioco delle ombre l’esplorazione del corpo e dei movimenti femminili si moltiplica in uno spazio senza tempo, in cui il fil rouge dello spettacolo, presentato come una domanda, risuona con una eco infinita: e tu ce l’hai una casa dentro di te? Francesca Albanese, Silvia Baldini e Laura Valli si presentano in tutta loro semplicità, coinvolgendo lo spettatore in uno spettacolo partecipativo più che contemplativo.

La loro complicità e la voglia di denudarsi, e dei vestiti e delle emozioni, è tangibile e lascia intendere la naturalezza con cui dietro le quinte è stato affrontato lo spettacolo. My place risulta così una piéce semplice e allo stesso tempo forte, che drammatizza un interrogativo per ognuno all’ordine del giorno: che cosa vuol dire trovare in te una piccola casa dalla quale affrontare la vita? Le tre attrici forse dicono che lasciandosi andare con naturalezza a semplicemente ciò che si è può essere una delle tante risposte.

Chiara Musati

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