Recensione: “Murder ballad”

murder ballad
foto Adriano Criscuolo

Un thriller trasformato in musica, questo è “Murder Ballad” il rock musical statunitense ideato e scritto da Julia Jordan, con i testi e le musiche di Juliana Nash. Uno spettacolo che arriva finalmente in Italia grazie al regista e produttore Ario Avecone che ne ha curato anche l’adattamento modificando non pochi elementi.

L’ambizione di questo lavoro si capisce subito leggendo i nomi degli interpreti. Arianna, nota non solo per il suo ruolo di conduttrice in tv ma anche per essere stata Belle de La Bella e la Bestia prodotto dalla Stage Entertainment con in più il vantaggio di aver interpretato Sarah anche nella versione statunitense di Murder Ballad. Ad interpretare Tom abbiamo un altro nome storico del musical in Italia, Antonello Angiolillo (Footloose, Next to Normal, La bella e la bestia, La Divina Commedia, per dirne qualcuno). Abbiamo poi, nel ruolo di Tom, l’indimenticato Principe di Verona di “Romeo e Giulietta” nonché Clopin di Notre Dame, Leonardo Di Minno. Infine il narratore Myriam Somma, anche lei nel cast de “La Divina Commedia”.

Quattro grandi nomi che solo con la loro prova interpretativa danno lustro all’opera. Ottimi per quanto riguarda il cantato e altrettanto buoni nel caratterizzare i rispettivi personaggi. E forse quest’ultimo elemento è l’aspetto più difficile che hanno dovuto affrontare gli attori. In un rock musical dove la recitazione non esiste ma tutto viene espresso attraverso le canzoni, serve ancor maggiore impegno per regalare ai personaggi la giusta profondità come hanno fatto i quattro protagonisti.

Quello che vedono gli spettatori sul palco è un menage a trois, una storia più che mai reale con protagonista una donna che trova da una parte la passione e la trasgressione con il vecchio amore di gioventù e dall’altra la stabilità del matrimonio con un professore di filosofia che le ha dato anche una bambina. Tanti i propositi falliti di Sarah che sembra destinata a continuare a ricadere sempre negli stessi errori nonostante la lotta che le si scatena dentro.

murder ballad
foto Adriano Criscuolo

Atmosfere noir e pulp in una New York di un paio di decenni fa con il pubblico che per tutta la durata dello spettacolo è portato a chiedersi “Chi ucciderà chi?”. Perché a dirci che ci sarà un omicidio è la narattrice Myriam Somma nell’ottima overture, ma capire chi sarà la vittima e chi l’assassino è tutt’altro che facile. Quattro carte siamo noi dice il testo di uno dei brani, e come in una partita a briscola resta da capire quale carta schiaccerà l’altra.

Una storia da film che richiede grande concentrazione per non perdersi tra le melodie. L’assenza di recitato non semplifica il compito dello spettatore, ma la regia di Avecone riesce ad inserire i giusti elementi per riaccendere la lampadina quando l’energia sembra scemare. Notevole il disegno luci che in alcune scene diventa vero e proprio protagonista, così come l’utilizzo del fumo per amplificare certi momenti siano essi cupi o passionali.

Forse le musiche potevano spingersi ancora di più verso il rock o creare divisioni più nette tra un pezzo e l’altro per non correre il rischio di appiattirsi troppo. I suoni si avvicinano a quelli di fine anni ’80, inizio anni ’90 periodo decisamente fortunato per il genere e anche “Murder Ballad” ha il suo pezzo chiave in “Tu appartieni a me”.

Uno spettacolo che regala spunti nuovi nel panorama italiano e che quindi merita di essere sostenuto con forza dandogli possibilità di crescere e migliorare ancora di più.

Ivan Filannino

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*