Recensione: “Molly”

molly

Una luce che si accende all’improvviso, questa la storia di Molly portata in scena da Elizabeth Annable ad Alta Luce Teatro. Una scelta importante che apre la stagione nello spazio sull’Alzaia Naviglio Grande con il testo che di fatto inaugurò Alta Luce sei anni fa.

Quello di Molly è il racconto di una seconda nascita, un evento che segna l’anno zero nella vita di una ragazza diventata cieca a soli dieci mesi e che quasi all’improvviso ritrova la vista grazie a un innovativo intervento chirurgico. Tutto dovrebbe essere positivo, ma la vita di Molly cambia inevitabilmente facendo uscire allo scoperto anche tante problematiche.

Elizabeth Annable appare sul palco nella penombra, la sua figura diventa quasi difficile da scrutare al primo impatto, serve un po’ di impegno per delineare quella sagoma che seduta su una sedia inizia il racconto della propria storia. Accompagnata da un’ottima colonna sonora che vanta brani come Nova dei VNV Nation e Happy Man dei Covenant, ritmi che calzano a pennello con il racconto e che si incastrano perfettamente nelle luci di Francesca Brabraccio, l’attrice si perde nelle sue parole. Una recitazione dai due volti, precisa e didattica nella prima parte, passionale e senza freni nella seconda. Un inizio distaccato, le parole di Elizabeth Annable sembrano non penetrare nello spettatore, quasi bloccate da una parete invisibile che impedisce l’empatia tra attore e pubblico. Forse è proprio questa l’intenzione della direttrice di Alta Luce Teatro, quel mondo avvolto dalla nube oscura della cecità apre le sue porte con la simbolica distruzione dei teli di cellophane che compongono la scenografia e che accendono la scintilla per il cambio del registro recitativo. Molly entra così a contatto diretto col pubblico e il suo racconto fa breccia nel cuore dello spettatore. Il padre, il marito e la migliore amica sono i personaggi accessori ben presentati nel testo, tutti e tre con un ruolo preciso nella vita della protagonista.

Difficilmente un monologo lascia indifferenti, più facile dividersi tra amore e odio. La chiave per apprezzare a pieno lo spettacolo sta soprattutto nell’immedesimazione con Molly, su questo sembra puntare anche Elizabeth Annable nel suo crescendo interpretativo. A giudicare dalla reazione del pubblico al termine dell’opera, la missione è riuscita, un esercizio di abbandono che può funzionare ancora meglio chiudendo gli occhi e tuffandosi nel mondo di Molly per comprenderne le gioie e accettare le difficoltà.

Ivan Filannino

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