Recensione: “Misericordia”

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Foto © Masiar Pasquali

È in scena al Piccolo Teatro di Milano, dal quattordici gennaio al sedici febbraio, “Misericordia”, scritto e diretto da Emma Dante, con le cangianti e pittoriche luci di Cristian Zucaro. Lo spettacolo è parte del programma del palinsesto culturale cittadino di quest’anno, dedicato ai Talenti delle donne, che celebra le protagoniste del mondo culturale – e non solo – che hanno contribuito a lasciare un segno nel passato e che stanno disegnando il presente.
Emma Dante, figura di riferimento del panorama teatrale, ci mostra il mondo di tre donne – emarginate, umane, tenaci – in tutti i suoi aspetti: si ride dei rapporti tra Anna, Nuzza e Bettina; si vive la loro disperazione; si annega nella monezza, ma soprattutto nell’amore per Arturo, figlio della loro amica Lucia, ammazzata di botte. Le tre donne vivono in un universo tanto sensibile, quanto feroce. Il sesso è violento, senza filtri. Le tre eccellenti attrici si trasformano con una bravura sorprendente e il corpo ci appare esattamente per quello che è agli occhi dei clienti delle tre prostitute.

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Foto © Masiar Pasquali

“Misericordia” è violenza e amore, veicolati dall’uso del corpo e dalla voce: il dialetto ci guida, si esprime con la sua voce chiara, dall’urlo al buffo borbottio. Le cifre attoriali puntuali ed energiche di Italia Carroccio, Manuela Lo Sicco e Leonarda Saffi vi dialogano con cura e naturalezza.
Il montaggio ci mostra scene così diverse fra loro, eppure una conseguenza delle altre. Sembrano quasi incarnare gli aspetti – solo apparentemente distonici – che costellano la vita delle tre donne, animate dal senso della sopravvivenza, ma soprattutto dalla necessità di prendersi cura del bambino della loro amica defunta “un picciutteddu ipercinetico”, come lo definisce l’autrice. Per quanto la vita di Arturo e delle sue mamme sia infatti segnata dalla miseria, Emma Dante riserva anche uno spazio all’infanzia, per i contorni da favola che solo questa fase della vita può regalare. Colpiscono infatti – alla stessa misura delle sequenze drammatiche – quelle del gioco e della spensieratezza, che prendono vita dagli oggetti inanimati e dalle ombre, che sembrano quasi generate da una lanterna magica.

Il balletto delle silhouette fa tornare alla memoria, forse per riflesso, le piroette del doppio di Peter Pan: la registra ne arricchisce la narrazione con ninne nanne incantante e amare. La meraviglia prosegue nella sequenza nel sonno: Simone Zambelli è maestoso e delicato. Le tre attrici roteano attorno al cosmo di Arturo e la scena si conclude con un filo di voce, un fischietto, un gesto semplice ed efficace. Sembra di essere davanti ad un corto di animazione, di quelli che vivono di gag, privi di dialoghi, tanta è l’attenzione per la costruzione del suono e l’elasticità dei movimenti, che anima non solo questa scena, ma tutto lo spettacolo.

Altrettanto commovente, comica – senza essere macchiettistica – e meticolosa è la sequenza del rivestimento. La sensibile e potente coreografia lascia tutti in sala a bocca aperta: Zambelli crea davanti ai nostri occhi una danza fatti di micro e macro-movimenti, lasciandoci sorpresi ed emozionanti.

Emma Dante dipinge una favola dolente, che fotografa una realtà di esclusione e degrado. Ma questo mondo è abitato, e da donne animate dalla volontà di rovesciare i destini, di dare ciò che non si è ricevuto, come suggerisce il titolo. “Misericordia” finisce così, con un riverbero di malinconia, l’amore di tre madri e il ticchettare della banda che fragorosa, si avvicina.

Irene Raschellà

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