Recensione: “Mary Poppins – il musical”

mary poppins
foto Alessandro Pinna

Vero che mettere le mani su un grande classico può risultare pericoloso, ma vero anche che solo correndo dei rischi si possono ottenere grandi successi. E ancor più vero che, se l’approccio è spinto da competenza, rispetto e qualità, le possibilità di far bene aumentano notevolmente.

Mary Poppins è sicuramente uno dei capolavori di Walt Disney, recentemente il regista John Lee Hancock nel film “Saving Mr.Banks” ha svelato ulteriori particolari sulla nascita di questo grande titolo, rendendolo ancora più affascinante. Una storia per famiglie, ma con importanti temi sociali che, nella sua versione cinematografica del 1964 poteva valersi della meravigliosa voce di Julie Andrews e dell’estro di un artista come Dick Van Dyke.

Davanti a presupposti del genere il coraggio è indispensabile per portare quest’opera a teatro, coraggio che non è mancato né a Disney Theatrical Productions e Cameron Mackintosh né a WEC – World Entertainment Company e al regista Federico Bellone che ne ha curato la versione italiana.

“Mary Poppins – il musical”, in scena al Teatro Nazionale CheBanca! fino al 13 maggio non delude le aspettative create dalla lunga e capillare campagna promozionale che lo ha preceduto. Un’opera di altissimo livello che cura perfettamente ogni minimo dettaglio portando in scena uno spettacolo tutto da godere. La storia della tata più famosa del mondo la sappiamo, nella sua versione musical la vediamo leggermente adattata ai giorni nostri, spariscono le lotte per il suffragio universale della suffragetta Winifred Banks con i due coniugi chiamati a confrontarsi coi problemi che tutt’ora colpiscono le coppie di oggi come la mancanza di comunicazione, le divergenze nell’educazione dei figli e le crisi di lavoro. Inoltre è presente l’interessante aggiunta di scene tratte dai romanzi di Pamela Lyndon Travers.

Grande protagonista, nei panni di Mary, è Giulia Fabbri, in un ruolo che sembra disegnato su misura per lei. Inutile fare paragoni con Julie Andrews, Giulia Fabbri merita la promozione a pieni voti sia per la sua voce sia per la sua prova recitativa che ci offre una tata più che mai arguta a sarcastica.

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Foto Alessandro Pinna

Impressionante la spontaneità dei piccoli attori che si alternato sul palco nei ruoli di Jane e Michael Banks, colpisce la loro naturalezza e la capacità di mettere in scena mille sfumature dei bambini, la gioia, la vivacità, la paura dell’abbandono e perfino un pizzico di perfidia. E’ impensabile (e fuorilegge) chiedere a dei bambini di essere sul palco tutte le sere, per questo sono in sei a dividersi i due ruoli nel corso delle repliche. Tutto il cast è convincente Alessandro Parise e Alice Mistroni (che cura anche l’adattamento del libretto) nei panni dei coniugi Banks, i domestici Roberto Tarsi e Antonella Morea, la scatenata Simona Patitucci e la “tremenda” Lucrezia Zoroddu Bianco. Senza dimenticare Davide Sammartano che ben interpreta il ruolo tutt’altro che semplice di Bert.

Ovviamente fondamentale la musica, con gli storici brani del film adattati nella versione italiana del musical da Franco Travaglio. Possiamo sentire alcune note di Rule Britannia, con tanto di regina Vittoria in scena, in “Come è bello passeggiar con Mary” così come colpisce la nuova intro di “Tutti insieme”. Poi ci sono le note inconfondibili di pezzi entrati nella leggenda come “Supercalifragilistichespiralidoso”, “Cam caminì”, “L’aquilone” e “Un poco di zucchero”. Il tutto impreziosito dalla presenza dell’orchestra diretta dal maestro Andrea Calandrini. Quella di eseguire le musiche dal vivo sta diventando un’abitudine sempre più diffusa nelle produzioni italiane e la cosa non può che essere sottolineata positivamente.

Imponenti le scenografie curate da Hella Mombrini e Silvia Silvestri, la dimora dei Banks si trasforma in una sorta di casa delle bambole con il panorama di Londra alle spalle, mentre gli esterni come il parco e la banca sono curati con grande attenzione. Impossibile ignorare i costumi di Maria Chiara Donato, iniziando dal mantello vampiresco di Miss Andrews.

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foto Alessandro Pinna

L’ensemble si inserisce perfettamente nella trama offrendo uno spettacolo dove recitazione, canto e ballo si compensano armoniosamente. Emozionanti alcune coreografie di Gilian Bruce come la scena della giostra nel parco, la visita dei bambini in banca, la sfilata degli spazzacamino e la bellissima “battaglia” tra le due tate. Anche qui il lavoro del regista Federico Bellone è decisamente appropriato, regista che, dopo l’ottimo Newsies, sembra trovarsi più che mai a suo agio con le produzioni Disney.

L’impressione è quella di trovarsi di fronte ad un vero e proprio colossal del genere. Non mancano gli effetti pirotecnici e tanta magia compresa la borsa magica di Mary Poppins, i giocattoli che prendono vita e Giulia Fabbri che svolazza in lungo e in largo all’interno del Teatro Nazionale.

“Mary Poppins – il musical” è la dimostrazione che le produzioni italiane quando c’è impegno e qualità possono benissimo tenere testa ai maestri d’oltreoceano e oltremanica. Lo abbiamo visto con “Green Day’s American Idiot”, con “Next to Normal”, con “Newsies” giusto per dirne alcuni.

Ivan Filannino

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