Recensione: “Le lettere di Aldo Moro”

aldo moro

Il 9 maggio di quarant’anni fa, in una Renault 4 rossa, parcheggiata in Via Caetani a Roma, a egual distanza tra la sede della Democrazia Cristiana e quella del Partito Comunista, fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, presidente della stessa DC, nonché uno degli uomini politici più importanti d’Italia, che era stato rapito dalle Brigate Rosse 55 giorni prima.

Il resoconto degli eventi che ci viene proposto al Teatro Ariberto non si configura come un classico spettacolo, e sono infatti loro stessi a definirlo “lezione”: il fulcro della narrazione sono da una parte le lettere scritte durante la prigionia da Moro stesso, interpretate con grande passione da Paolo Colombo, e le memorie di Anna Laura Braghetti, unica donna presente nel commando delle BR, lette anch’esse magistralmente da Chiara Continisio.

La “lezione” si pone pertanto non come un’esibizione di solo intrattenimento, ma anche come possibilità di conoscere meglio l’aspetto umano di una vicenda cruciale per la storia del nostro paese. Alle letture si alternano infatti approfondimenti, nei quali Colombo e Continisio permettono al pubblico di comprendere meglio il contenuto proposto, rendendo questa lezione non solo più interessante (nulla a che vedere con una stereotipata lezione scolastica), ma anche più semplice da seguire, anche per chi non dovesse conoscere per filo e per segno i fatti di quei giorni e di quegli anni.

Lo stile di scrittura di Moro, misurato con attenzione in ogni sua singola parola, così come l’ideologia rampante della giovane Braghetti, ricordata dalla stessa tanti anni dopo, ci pongono infatti di fronte a una realtà molto diversa da quella che conosciamo dai libri di storia, e un epilogo che avrebbe potuto essere molto diverso se solo chi di dovere si fosse curato della salute di Aldo Moro.

Fortissimo è l’aspetto emozionale delle lettere, sottolineato anche dal lavoro dei due attori (o forse sarebbe meglio dire lettori) in scena: l’enfasi posta sulle piccole cose che Moro non dimenticava mai di includere, nelle sue lettere scritte e riscritte numerose volte prima di essere spedite, così come l’affetto per le persone a lui vicine.
Questa lunga lezione non può lasciare indifferente il pubblico, costretto a meditare molto dopo aver assistito allo spettacolo.

Un’interessantissima analisi di uno dei fatti più noti nella storia della Repubblica, proposto sotto una luce completamente nuova, in scena al Teatro Ariberto il 9 e 10 maggio.

Manuele Oliveri

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