Recensione: “L’anatra all’arancia”

Dopo aver fatto commuovere il pubblico tre stagioni fa con “Cercando segnali d’amore nell’universo”, Luca Barbareschi torna sul palco del Teatro Manzoni portando con sé una valigia carica di risate.

La stagione di prosa del Manzoni non poteva iniziare meglio di così, con una commedia che conquista subito il pubblico a giudicare dalle risate e dagli applausi che accompagnano lo spettacolo. “L’anatra all’arancia” è una commedia cult degli anni ’70, scritta dallo scozzese Williams Douglas Home e adattata dal francesce Marc Gilbert Sauvajon, che si conferma anche nel nuovo millennio.

Grandi i nomi che l’hanno interpretata, Alberto Lionello, Valeria Valeri e Fioretta Mari a teatro, Monica Vitti, Barbara Bouchet e Ugo Tognazzi al cinema. Il testimone è passato ora a Luca Barbareschi (che cura anche la regia), Chiara Noschese, Gerardo Maffei, Margherita Laterza ed Ernesto Mahieux e il risultato resta ottimo.

L’ironia e il sarcasmo sono padroni della scena e a suon di battute i personaggi riescono a dire crude verità sull’amore che finisce. Luca Barbareschi e Chiara Noschese “combattono” a suon di botta e risposta in uno scoppiettante primo tempo, Gerardo Maffei, Margherita Laterza ed Ernesto Mahieux coi loro personaggi rendono la pièce ancora più esilarante.

A spiccare è ovviamente la genialità di Gilberto interpretato da Barbareschi, capace di affrontare e accettare un tradimento mettendo subito in atto un perfetto piano per riconquistare la moglie Lisa (Chiara Noschese) confermando il vecchio detto secondo il quale in amore e in guerra tutto è lecito.

Buona anche la scelta della scenografia che regala profondità alla scena evidenziando l’eleganza dell’ambiente. La commedia ha un leggero calo fisiologico nel secondo atto anche a causa della lunghezza, ma senza tempi morti con gli attori sempre capaci di tenere accesa l’attenzione del pubblico.

Ivan Filannino

 

 

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