Recensione: “La paranza dei bambini”

foto Vincenzo-Antonucci

Il nome Paranza viene dal mare.
Chi nasce sul mare non conosce un solo mare. E’ occupato dal mare, bagnato, invaso, dominato dal mare.
Paranza è nome di barche che vanno a caccia di pesci da ingannare con la luce.
Paranza, in gergo camorristico, è un gruppo criminale.

Questi sono i presupposti con cui inizia lo spettacolo “La Paranza dei bambini” in scena al Teatro MTM Leonardo di Milano fino al 4 marzo.

I protagonisti di questa pièce, tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano e la cui drammaturgia è stata scritta dallo stesso autore partenopeo insieme a Mario Gelardi, che ne cura la regia, sono tutti ragazzi molto giovani di Napoli che si sono avvicinati alla compagnia Nuovo Teatro Sanità e che, come dice Saviano stesso, “sono i soli che possono trasformare in corpi, volti e voci, le mie parole”

Quello del Nuovo Teatro Sanità è un grande e straordinario progetto sociale e culturale che offre ai ragazzi dell’omonimo quartiere della città campana una possibilità di scelta, una casa in cui conoscere un altro modo di diventare grandi. Un’opportunità per non scegliere la vita da paranzino.

Già perché i protagonisti de “ La Paranza dei bambini” NON CAPITANO dentro la criminalità ma LA SCELGONO andandoci dentro fino in fondo. Tutto per loro deve essere epico e i loro rituali si ispirano a quelli dei videogiochi più famosi come Assassin’s Creed. Ma da tutto questo, poi, ne vengono risucchiati e le loro morti, seppur eroiche, sono inevitabili.

Uno spettacolo che non vuole essere lo specchio del libro. Infatti, più che le vicende criminali, vuole raccontare le dinamiche di un gruppo di giovani che vogliono cambiare la loro vita e la loro condizione sociale riuscendo a farlo con gli strumenti che hanno a disposizione che però, in questo caso, sono solo armi e droga, per guadagnare potere e soldi.
Non a caso il protagonista e capo della paranza si fa chiamare Maraja, nome indiano che significa Re.

Ma l’ascesa al potere si trasforma, inevitabilmente, in discesa all’inferno.
Questi ragazzi, alla fine dei conti, sono tutti vittime. Sia nel vero senso della parola, sia rispetto al fatto che sono costretti a diventare grandi troppo presto, quando ancora la loro età anagrafica è quella dei bambini.

Un buco nero e buio, un mondo oscuro in cui i protagonisti entrano e non ne escono più.
Tutta la scenografia è nera, i costumi sono neri le luci sono scure e tutto non fa che accentuare questo pozzo profondo in cui i ragazzi della paranza si buttano.

Tutto un mondo ispirato ai fumetti di Frank Miller, autore di Sin City, in cui i protagonisti vogliono sentirsi degli eroi ed enfatizzando le loro caratteristiche, a tratti forse anche troppo, restituendo allo spettatore una sensazione di violenza.

Uno spettacolo in cui fra gli attori c’è una grande complicità, estremamente dinamico con continui cambi di piano e una scena che si sviluppa in altezza tanto quanto in larghezza. Una scelta musicale decisamente interessante che fa da contorno soprattutto alle scene più violente che, in maniera molto sorprendente, sono tutte sviluppate come se fossero delle coreografie.

Scegli: nella vita vuoi essere un fottuto o un fottitore? Non ho mai visto nessun comandante che non ha fatto mai ‘nu piezzo.

Francesca Tall

1 Commento

  1. Anche questo film la paranza dei banbini come gomorra non lo vedro assolutamente perche e una vergogna per la mia citta e mi da fastidio che anche per poco devo contribuire alla scorta di questo personaggio che sta facendo qualcosa di soldi buttando Napoli nel cesso ma vorrei sapere oltre a questo che cazzo fà dovrebbe essere vietato offendere un popolo.

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