La nebbia al teddy boy

Pier Paolo Pasolini nel 1959 scriveva La Nebbiosa, una sceneggiatura destinata al cinema ma che mai prenderà forma. Oggi, al Teatro Franco Parenti, Stefano Annoni e Paolo Trotti (leggi l’intervista) la rimodellano sulla scena teatrale, animando il noir milanese del poeta di Casarsa con acuta perizia.

Annoni e Diego Paul Galtieri non sono così lontani, negli atteggiamenti e nei sentimenti, dai Ragazzi di vita che nel ’55 fecero tanto scandalo, certo, qui sono figli della borghesia nella città del progresso italiano, ma la violenza schizofrenica che li guida, fra i primi grattacieli della metropoli, non è nè più nè meno ingenua di quella dei ragazzi di Ponte Mammolo.

La regia di Trotti è un guanto intorno al testo, le luci avvolgono la scena con singolare eloquenza, i tempi ora serrati, ora più morbidi hanno il sostegno delle batteria di Galtieri, attore versatile, spalla dell’altrettanto bravo ed eclettico Annoni. Regalano interpetazioni piene, tanto drammatiche quanto ironiche, giocano coi personaggi senza dimenticare la sfaccettata serietà del testo, la profondità delle sue insenature. Ragazzi abbagliati dal benessere, già annoiati della vita, seguiti contemporaneamente dal piccolo Cino e dalla voce del poeta, che esplode in un angolo al limite del proscenio, infuocata.

Uno spettacolo duro, difficile e senza scampo, si riconosce il Pasolini innamorato come un fanciullo e insieme arrabbiato come un vecchio nel lavoro di artisti vitali e appassionati, che portano sulle scene una città giovane che si pensava potesse uguagliare New York e che invece è rimasta Milano, quella che conosciamo, che ha in sè quella dimenticata, quella mai vista, e quella che diverrà.

Arianna Lomolino

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