Recensione: “Kinky Boots”

kinky boots
foto Luca Vantusso

E’ servita tanta pazienza, ma alla fine Kinky Boots è arrivato a Milano. Tratto dall’omonimo film di Julian Jarrold del 2005, la sua versione musical ha debuttato a Broadway nel 2013 vincendo sette Tony Awards e nel 2015 a Londra. Per averlo in Italia abbiamo dovuto aspettare il 2018, ma l’attesa ha ripagato in pieno le aspettative.

Merito del regista Claudio Insegno che dopo i recenti “Jersey Boys” e “Hairspray” tira fuori un altro asso dalla manica, merito delle coreografie di Valeriano Longoni, dei costumi di Lella Diaz e ovviamente di Teatro Nuovo che ha fortemente voluto produrre questo spettacolo ricco di provocazioni che qualcuno riteneva non adatto al pubblico italiano.

Kinky boors
foto Luca Vantusso

Testi di Harvey Fierstein e musiche di Cyndi Lauper, Kinky Boots colpisce lo spettatore già all’apertura del sipario con l’imponente e profonda scenografia di Francesco Fassone che mostra la fabbrica Price & Son di North Hampton cittadina della provincia inglese. L'”overture” è subito convincente, “La cosa più bella” riferito alle scarpe, manca solo Carrie Bradshaw di “Sex and the city” per siglare la sentenza. Con un inizio del genere il pubblico si mette a proprio agio e viene guidato nella vita di Charlie Price, giovane che alla morte del padre si trova costretto a gestire una fabbrica di scarpe sull’orlo del fallimento. Chiudere e licenziare i compagni di una vita o trovare il colpo di genio per svoltare? La soluzione arriverà grazie all’aiuto dell’amica Lauren e della drag queen Lola.

Già nella prima scena capiamo la linea che Insegno vuole dare allo spettacolo, ci sono presunte associazioni che avrebbero un mancamento vedendo sul palco di un teatro un ragazzino con indosso dei tacchi a spillo rossi, ma Kinky Boots è una favola che racconta la realtà e nella realtà succede anche questo, quindi meglio farlo capire subito. I ritmi dei brani si spostano sul pop già nel secondo pezzo intonato nella bellissima atmosfera di un pub londinese, ma la svolta arriva quando compare Stan Believe nei panni di Lola accompagnato dalle sue angels (Pasquale Girone – Pierluigi Lima – Daniele Romano – Giulio Benvenuti – Giuseppe Savino – Christian Maesani). Capita raramente di vedere il pubblico lasciarsi andare e farsi prendere dal ritmo dopo soli 20 minuti di spettacolo, ma di fronte all’esplosiva carica delle Angels è impossibile trattenersi. Angels che si rivelano essere uno dei punti di forza dello show, ogni coreografia in cui intervengono cambia colore e si impenna.

kinky boots
foto Luca Vantusso

Stan Believe è, invece, un dominatore del palco. Ogni sua mossa è una frustata di energia e le difficoltà che incontra affrontando una lingua non sua vengono dimenticate quando intona la splendida ballata (Not my father’s son nella versione originale) che fa incontrare i protagonisti e i loro alter ego bambini. L’attore francese conquista subito i cuori del pubblico con il suo accento e la sua gestualità.

Il ruolo più delicato è sicuramente quello di Charlie interpretato da Marco Stabile. Il suo percorso di formazione è profondo, dall’inutile Charlie a Charlie il condottiero, e Stabile è bravissimo a mostrare le tante sfacettature del suo personaggio. “Step one”, che in italiano diventa “Io ci proverò” è uno degli apici dello show per musica e coreografia, “Soul of a man/Non sono te” è tecnicamente perfetta e col passare delle repliche l’attore laziale riuscirà a rendere ancora meglio la sofferenza di Charlie in quel brano. Tanti applausi anche per Martina Longhi che riesce a diventare esilarante, esaltando comunque la voce, nel ruolo di Lauren. Ad accompagnare il tutto c’è poi la fondamentale presenza dell’OrchestRACZ diretta dal maestro Angelo Racz.

Nel secondo tempo i ritmi si abbassano fino ad arrivare allo scoppiettante finale in passerella dove ancora una volta le sei angels coi loro costumi catalizzano la scena.

Kinky Boots riesce a toccare tanti temi che riguardano la vita e la società, non solo la lotta all’intolleranza e alla transfobia ma anche i rapporti coi genitori che vorrebbero disegnare il futuro dei figli a propria immagine e somiglianza, la crisi che colpisce le aziende, le responsabilità, l’amore e altro ancora con particolare attenzione al rapporto di amicizia tra Charlie e Lola. Ma soprattutto Kinky Boots ha il merito di portare nuova aria fresca al panorama del musical italiano come negli ultimi anni avevano fatto “Newsies”, “Next to normal”, “American idiot” e “Jersey boys” perché, con tutto l’affetto che proviamo per certi titoli, non si può vivere solo di tell me more.

Ivan Filannino

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*