Recensione: “Itaca per sempre”

ph Francesca Ferrai

UMANI TROPPO UMANI

Produzione di TrentoSpettacoli, “ITACA PER SEMPRE” è la trasposizione teatrale dell’omonima opera di MALERBA, in scena al “Teatro I” dal 29 gennaio al 3 febbraio.
Regia (Andrea BARACCO), scenografia, costumi, musiche, abilità attoriali tutto concorre alla creazione di un’opera ricca di suggestioni ed emozioni.

Nulla è in scena inutilmente, nulla è detto per caso , nessun gesto è superfluo. Due teli di lino sullo sfondo (ricordano il talamo nuziale dell’”ODISSEA “ della RAI del 1968) dietro i quali si celano i pensieri e le strategie di Penelope, nove acquari di diverse forme contengono i ricordi le paure ed i desideri dei due coniugi; i loro corpi ne raccontano le vicende.

Le battute iniziali di Ulisse (WOODY NERI) e Penelope (MAURA PETTORRUSO) sono un certificato di fedeltà al testo di Malerba e lo stato d’animo dei due protagonisti da subito avvolge lo spettatore.

Ulisse, approdato ad Itaca, si congeda dolorosamente dal mare e viene immediatamente assalito da dubbi: moglie e figlio gli sono ancora fedeli? Quanto sarà cambiata Itaca? Quanto sarà diversa dai suoi ricordi e, soprattutto, quella è Itaca?

Penelope che ha contato i giorni, i mesi e gli anni e ogni notte ha pianto per il marito, sente che la pressione dei Proci si sta facendo sempre più assillante: forse hanno scoperto l’inganno della tela. Vacilla. Teme di cedere proprio ora che sente Ulisse vicino.

Ulisse ricerca la sua reggia, i suoi ricordi. Se ne è andato dall’isola poco più che adolescente e ci torna uomo. Incontra il figlio Telemaco al quale, commosso, si disvela. Viene riconosciuto e si dichiara anche all’anziana balia Euricle; ma si cela a Penelope, la moglie. Forse perché non si fida (lei non ha “l’aria sofferente e deperita” che si sarebbe aspettato) forse per non metterne a rischio la vita: la vendetta contro i proci non deve in alcun modo coinvolgerla.

Penelope, dal canto suo, lo riconosce subito. Reprime la gioia di abbracciarlo, di urlargli il suo amore chiedendosi il perché di questo segreto;  perché nuova amarezza? Decide quindi di dare al loro incontro una piega inaspettata trattando Ulisse da ospite vieppiù alimentando le incertezze del marito riguardo la sua fedeltà e il  suo amore. Ed egli si perde in una realtà in cui non si riconosce, riacquistando i toni e l’aspetto “dell’uomo dal multiforme ingegno” solo durante la strage dei Proci (molto efficace la tempesta di sangue che anima la scena del massacro) , terminata la quale riprende la discesa verso i dubbio, al punto di chiedersi chi è e cosa è diventato.

Il duello di mistificazioni e realtà tra i due coniugi assomiglia sempre di più ad un rapporto di coppia in via di definizione dove l’uno e l’altra segnano territori e mettono paletti. Un duello dai toni esacerbati e adolescenziali quasi a riconquistare una giovinezza che non hanno potuto consumare insieme.

Non le figure epiche, ma due essere umani travolti da eventi enormi che cercano di ritrovare le loro vite e al contempo la vita di ognuno, nella speranza che il tutto abbia almeno i contorni che avevano sognato ed immaginato.

Inevitabile ricongiungimento. “Penelope è di nuovo Penelope e Ulisse è di nuovo Ulisse”. A Penelope che dimostra il suo amore riprendendosi in casa il giovane amato vent’anni prima, Ulisse risponde rinunciando ad una parte di se e legando indissolubilmente il suo destino alla moglie e all’isola. “Itaca per sempre” è una promessa.

Roberto De Marchi

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