Recensione: “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles”

il re anarchico

Quarto e ultimo capitolo di una quadrilogia dedicata a Moliere, “Il re anarchico e i fuorilegge di Versailles” di Paolo Rossi è, per sua stessa definizione, un varietà onirico.
Lo spettacolo, visto al Teatro Menotti di Milano, infatti, è il racconto di un lungo sogno che il protagonista mostra al pubblico all’interno del quale si muovo personaggi divertenti, cantastorie e musicisti.

L’intento del comico di Monfalcone è quello di mettere in scena un viaggio per raggiungere Versailles dove la compagnia vorrebbe mettere in scena uno spettacolo di Molière per far rivivere il grande autore e attore francese morto, tragicamente, durante una replica del malato immaginario.
Vediamo così raccontati i provini che gli attori devono affrontare per poter far parte della compagnia. Provini che non sono solo fine a se stessi ma importanti per capire la vera anima di ciascuno dei pretendenti al ruolo di attore.

Uno spettacolo pieno di citazioni. Da vecchi testi di Rossi stesso, al Don Giovanni di Moliere, in versione prosa e lirica, da film moderni come Vallanzasca-Gli angeli del male a richiami storici risalenti al periodo fascista.

Non mancano elementi tipici degli spettacoli di Paolo Rossi come la pungente ironia e la satira politica che si insinuano nei dialoghi fra gli attori grazie anche un’improvvisazione rigorosa che rende lo spettacolo nuovo ogni sera.

E’ proprio questo il cardine su cui si sviluppa lo spettacolo, quello dell’improvvisazione, che lo rende sorprendente per chi guarda ma anche per chi recita che, a volte in modo evidente, si trova a dover reagire, per altro molto bene, ad alcune provocazioni del momento.

Paolo Rossi, capocomico per eccellenza, ancora insieme alla storica e straordinaria compagna di sempre Lucia Vasini, dirige una straordinaria compagnia di attori e musicisti che, insieme, formano un perfetto connubio di arti varie.

La musica dello spettacolo, suonata dal vivo da quattro straordinari artisti, è di origini greche e nasce da persone emarginate, che sentivano il bisogno di raccontare i loro disagi con la musica. A tal proposito colpisce il monologo di Dimitris Kotsiouros che coinvolge il pubblico in un racconto emozionante e ricco di spunti di riflessione.

Francesca Tall

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