Recensione: “Il piacere dell’onestà” e “Aspettando Godot”

il piacere dell'onestà

Al Teatro Elfo Puccini è passata una settimana di sold out dedicata a due spettacoli apparentemente distanti: Il piacere dell’onestà di Luigi Pirandello e Aspettando Godot di Samuel Beckett. Unico comun denominatore: entrambi sono stati diretti da Alessandro Averone e prodotti dal Teatro Metastasio di Prato in collaborazione con la Knuk Company.

A ben guardare, però, questi due lavori non sono poi così agli antipodi. Il primo scritto agli inizi del ‘900, il secondo nel 1952, entrambi indagano un’umanità estrema, paradossale e faticosa. Alessandro Averone, attore e regista, si affida ad una direzione classica e facendo affidamento sul talento degli attori: Alessia Giangiuliani, Laura Mazzi, Marco Quaglia, Mauro Santopietro, Antonio Tintis, Francesco Tintis e Gabriele Sabatini, a cui va un plauso speciale, in particolare per la fisicità e la presenza scenica.

Il risultato è efficace e diretto, senza fronzoli o incoerenze. Averone ha scelto una regia tranquilla, quasi cinematografica, senza esasperazioni, a meno che non fossero necessarie (vedasi la scena di Pozzo e Lucky in Beckett) e tutto questo fa scattare una riflessione: quanto sia importante, alle volte, riscoprire un po’ di semplicità. La compagnia è ben oliata e procede sicura nella narrazione scenica. Due spettacoli che scorrono come del buon vino. Lo spettatore meno abituato ad andare a teatro si alza contento, soddisfatto di aver deciso di esorcizzare la sua prolungata assenza dalla platea, mentre l’habitué si rilassa, convinto di aver fatto la scelta giusta nel farsi accompagnare da un amico che di spettacolo mastica poco.

Nel dittico riproposto da Averone si percepiscono l’esercizio e le prove: la cura dietro alla messa in scena. Si tratta di un’occasione da cogliere per riscoprire due testi fondamentali del teatro del secolo scorso. Ogni cosa che fa sì che la gente vada a teatro (un nome di richiamo, un titolo conosciuto, etc) è una piccola conquista che va rispettata, elogiata e, possibilmente, replicata.

Marta Zannoner

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