Recensione: “Il monopolista”

il monopolista
Foto Luca dal Pia

E’ possibile appassionarsi facendo da spettatori a una partita di Monopoli? La risposta è sì, se a sfidarsi sono Roberto Scappin e Paola Vannoni.

Quotidiana.com porta anche a Milano, al Teatro PimOff, “Il monopolista” spettacolo didascalico che presenta uno dei giochi in scatola più famosi del mondo come lezione di vita.

Sul palco i due attori in camicia e bretelle, una lampada, un tavolo e lui, il Monopoli che, da semplice passatempo, diventa metafora esistenziale dove non c’è spazio per la carità, l’unico scopo è arricchirsi seguendo rigidamente la regola delle tre S: sfida, spietatezza, sopraffazione.

Scappin e Vannoni ci parlano con fare sornione, le loro voci ovattate risultano fondamentali per guidare lo spettatore in un nuovo mondo, dove l’obiettivo è vivere a Parco della Vittoria, non certo a Vicolo Corto. Una partita di poco meno di un’ora con i due attori che si sfidano a colpi di dadi e di battute, perfettamente complementari e opposti tra loro. Toni surreali, humor nero e tanti excursus rivolti al pubblico compresi viaggi mentali all’Overlook Hotel, dove è ambientato Shining di Stephen King, e storielle con protagoniste le pedine del gioco.

Si sorride viaggiando tra le strade del monopoli, immaginandosi in corso Ateneo piena di bar per universitari e copisterie, in via Accademia chiusa per lavori e abbandonata dai negozianti, a parte un sexy shop, o in vicolo Corto, la zona pulp della città dove bisogna stare attenti a non finire accoltellati. Un lavoro da attori-narratori che Roberto Scappin e Paola Vannoni svolgono egregiamente tra un imprevisto e una probabilità, vediamo il prototipo del giocatore, quello che fa le scenette prima di tirare il dado o che stuzzica gli avversari profetizzando il lancio che li manderà sui suoi alberghi, un prototipo che nell’intento dell’opera va proiettato sull’uomo moderno.

Al contrario di molte partite fatte con gli amici e mai terminate, “Il monopolista” ha un suo vincitore, la regola delle tre S non ammette pareggi, ma forse gli stati d’animo si ribaltano nel finale, sollievo per lo sconfitto che esce dalla morsa della bancarotta, amarezza per il monopolista che ha finito di spennare le sue vittime.

Ivan Filannino

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