Recensione: “Il Matto 3”

il matto

Massimiliano Loizzi torna sul palco del Teatro della Cooperativa con il terzo capitolo della sua saga dedicata alle morti di stato.

Dopo i casi di Giuseppe Pinelli e Carlo Giuliani, l’attore viviseziona un altro scomodo episodio della recente storia italiana, quella del barcone carico di migranti affondato nell’ottobre del 2013, un episodio ribattezzato come il naufragio dei bambini visto che delle duecentosessantotto vittime sessanta erano appunto bambini.

A modo suo Loizzi cerca di far luce su quanto successo nel Mediterraneo tra Malta e Lampedusa, una nave chiede aiuto, un pattugliatore della Marina italiana è nelle vicinanze ma non interviene, anzi si allontana, scaricando le responsabilità sulle autorità maltesi mentre in acqua la gente muore.

Anche in questo terzo “episodio” il processo farsa messo in scena da Loizzi regala infinite emozioni commuovendo quando al tavolo dei testimoni si presenta il padre di una bambina rimasta vittima del naufragio e divertendo il pubblico quando appaiono personaggi come Pippo Civati, Roberto Fiore e persino Dio.

Chi ha visto i primi due capitoli non può non essersi affezionato ai pilastri del processo, il giudice fazioso, l’avvocato dal nobile cognome e il collega della controparte, l’avvocato Salcazzo. Personaggi che non possono mancare in questo spettacolo che ha il dono di fidelizzare i “fans della saga” e di conquistare chi scopre “Il matto” per la prima volta. Molti sono, infatti, i richiami alle opere precendenti, ma il ripetersi di piccoli pezzi già visti non si rivela stancante poiché viene sovrastato dal desiderio di scoprire i fatti.

Anche in questo caso impressiona la forza di Loizzi nel non batter ciglio in un monologo di due ore in cui si fa carico di interpretare circa una quindicina di personaggi, spostandosi avanti e indietro sul palco trasformato in aula di tribunale. Più volte si tocca il surreale e il farsesco portando il pubblico a ridere di una storia che non ha nulla di divertente. E dopo “Dammi tre parole, sole, cuore amore” ad accompagnare gli scontri del G8 del 2001, non potevano che essere le note di “Mare, profumo di mare”, sigla del telefilm Loveboat, a scandire i lunghi attimi del naufragio.

“Il matto 3” ha forse un lato comico un po’ meno pronunciato rispetto ai suoi fratelli maggiori, ma riesce ad essere perfettamente incisivo nel suo puntare il dito verso uno stato che ha deciso di voltarsi dall’altra parte, di far finta di non vedere. E in questa situazione lo Stato italiano sembra essere fin troppo fatto a immagine e somiglianza di molti suoi cittadini.

Ivan Filannino

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