Recensione: “I will survive”

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Qui e Ora Residenza Teatrale e i Fratelli Dalla Via insieme a Campo Teatrale. Per entrambi un graditissimo ritorno che porta a Milano lo spettacolo “I will survive”, citazione dell’iconica canzone di Gloria Gaynor.

Il collaudato trio di Qui e Ora (Francesca Albanese, Silvia Baldini, Laura Valli), visto poco meno di un anno fa proprio a Campo Teatrale con “My place”, viene sapientemente guidato dall’ottima regia di Marta Dalla Via a cui si aggiunge la supervisione drammaturgica di Diego Dalla Via. Un connubio vincente in cui tutte le parti in gioco girano con precisione dando al pubblico una piacevolissima ora di spettacolo.

i will surviveSofia, Samuela e Asia sono le tre protagoniste con le loro storie in viaggio su un sottile filo che separa la disperazione dalla tragicommedia. Uno spettacolo che si apre cantando “Maledetta burocrazia spazziamola via” e si chiude con “I will survive”. Tre donne che portano le loro ragioni di fronte all’Istituto Nazionale per la Sopravvivenza (il cui acronimo diventa guardacaso INPS), ma a raccogliere la domanda ci potrebbe benissimo essere un qualsiasi Dio o la giuria di un nuovo reality show. Le tre attrici raccontano le proprie storie con grandissima ironia toccando argomenti di vita quotidiana o meglio di insoddisfazione quotidiana. Tutte hanno una richiesta, ma solo una otterrà il bonus totale che le permetterà di dare una svolta alla propria vita, di smettere di sopravvivere e iniziare a vivere. Famiglie omogenitoriali, emarginazione, disoccupazione, allegorie di videogiochi con l’improbabile battaglia delle donne che si scontra contro una burocrazia che va in tilt al primo imprevisto.

Lo spettacolo si può dividere in cinque parti, gli appelli, il dibattito, le confessioni, le arringhe e un finale che urla “rivoluzione”. Un testo a cui non mancano spunti di genialità esaltati ancora di più dall’interpretazione delle tre attrici. Una regia attenta che riesce a rendere protagonisti anche tutti gli oggetti di scena utilizzati sul palco, dalla testa di panda ai neon che formano la scritta Inps fino ai tre strumenti finali, una pistola, una molotov e un estintore portati a diventare le nuove armi di un’improbabile morra cinese.

Grazie all’ironia e al ritmo, lo spettatore si lascia trascinare nell’opera e anche qualche piccola slegatura nella storia passa in secondo piano. Il nuovo inizio che chiedono le donne è davvero un’opportunità o semplicemente il passaggio a un altro disagio? La domanda rimane senza risposta ma “I will survive” resta nel cuore del pubblico che esce dalla sala con nella mente Gloria Gaynor e tanta voglia di riscatto.

Ivan Filannino

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