Recensione: “Homicide House”

homicide house

Rapporto di coppia, usura, crisi economica, perversioni. Tanti i temi che in poco più di un’ora “Homicide House”, in cartellone al Teatro Franco Parenti, propone al pubblico.

Il drammaturgo Emanuele Aldrovandi si conferma a suo agio quando si occupa di commedia noir e riporta a Milano il testo vincitore del 10° Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli”, una produzione BAM Teatro / MaMiMò. Uno spettacolo fortemente cinematografico, un “Hostel” in salotto e un “Pulp Fiction” ai fornelli davanti a una pasta alle zucchine. Definizione per nulla sminuente ma che sottolinea l’atmosfera creata dal regista Marco Maccieri capace di tingere di colori fiammanti anche i momenti più cupi.

Sul palco oltre allo stesso Maccieri troviamo Luca Cattani, Cecilia di Donato e Valeria Perdonò, un quartetto ben oliato e attento a caratterizzare i propri personaggi. Un marito innamorato ma incapace di ammettere le sue debolezze e i suoi debiti, una moglie che finge di non vedere i problemi, un usuraio filosofo e paranoico, una donna sadica, interpreta dalla Perdonò, brava a non cadere nei clichè del ruolo.

E’ Luca Cattani, nei panni di un usuraio a creare questa “Homicide House” dove i ricchi pagano per uccidere e i disperati accettano di sacrificarsi in cambio di soldi. In questa trappola finisce così un uomo sommerso dai debiti (Marco Maccieri) che per salvare la moglie (Cecilia di Donato) è disposto a dare la vita. Seppur in alcuni casi serva un po’ di fantasia per vedere credibile la trama (la stessa fantasia che Maccieri condanna nel monologo iniziale), la storia regala diversi colpi di scena e svolte repentine che la rendono avvincente. La mente dello spettatore viene stimolata dagli avvenimenti e dalle sottotrame, un intreccio di passioni, una lotta tra amore puro e amore folle.

Antonio Panzuti mette in scena una sedia e un tavolo, poi basta aggiungere una pistola, una corda e un punteruolo per passare da una casa di famiglia alla casa degli omicidi. Forse, però, il segreto per apprezzare appieno questo spettacolo sta nello spostare l’attenzione dall’azione alla parola, senza analizzare nel dettaglio i fatti, ma piuttosto ascoltando quanto ci viene detto. In questo arriva nuovamente l’aiuto di Maccieri che “addolcisce” i colpi di pistola e lascia la morte marginale per rendere invece il testo vero protagonista.

Ivan Filannino

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