Recensione: “Friendzone”

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In scena allo Spazio Avirex Tertulliano Friendzone, testo finalista al premio Hystrio per le nuove drammaturgie di scena 2016, spettacolo che pone l’accento su un tema ben definito ed anche ben canzonato: la generazione social.

Sulla scena un divano, una televisione e un piccolo tavolo, arredamento stereotipico di una vita casalinga come friendzonequella del protagonista nerd, che indossa felpa e jeans e porta i capelli a mezza lunghezza. Lo accompagnano i suoi due alter ego, versioni emancipate dell’angelo e del diavolo: uno dolce e positivo all’amore e l’altro rude e muscoloso che crede di più alle storie da una notte. Tema dello spettacolo è la conversazione su WhatsApp tra il nerd e una ragazza, che ha inizio con quello strumento ben conosciuto dalla generazione social e talvolta fonte di molteplici e dubbie interpretazioni: l’emoticon. È infatti proprio attorno alle famose “faccine” che la generazione social, tenta di riprodurre la conversazione reale e affida a cuori e facce sorridenti i propri sentimenti.

La comunicazione tra il nerd e l’amica è quindi una scena già vista: esso si muove ansioso tra i consigli dell’una e dell’altra parte cercando la risposta e l’emoticon migliore per conquistare la ragazza. Ma anche la fine si rivela tra le più conosciute, la dama corteggiata pensa che lui sia un amico speciale, talmente speciale che vorrebbe un fidanzato proprio come lui… ma che non è lui.

Friendzone è uno spettacolo divertente che, giocando sul sarcasmo e il cinismo, smaschera un tema contemporaneo socialmente importante. La comunicazione virtuale che sostituisce e indubbiamente altera quella reale, e le modalità con cui viene gestita dalla generazione di oggi sono tanto imbarazzanti quanto assolutistiche, proprio in quanto centro della quotidianità di ognuno.

La trama è semplice e tende alla stereotipia, ma così facendo riesce gagliardamente a focalizzarsi sulla verve umoristica, senza rendere né pedante o giudicante né d’altra parte banale il tema che mette in scena, toccando invece picchi di ingegnosa vis comica. Anche la scena e i costumi tendono alla caratterizzazione convenzionale: non si può parlare di eccezionalità ma di familiarità di fronte a una situazione conosciuta, spremuta per bene per essere poi ridicolizzata. Andrea Bellacicco, Loris Fabiani e Matteo Ippolito restituiscono efficacemente e con baldanza i personaggi che interpretano, e certo la loro recitazione concorre a restituire uno spettacolo complessivamente spassoso. Friendzone riesce a parlare senza punti esclamativi e indici puntati di un contesto presente nel quale siamo tutti immersi fino al collo.

Chiara Musati

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