Recensione: “Esodo”

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Esodo: l’innovazione in una migrazione millenaria

Il tema della più famosa migrazione della storia, la fuga d’Egitto, non è mai stato così attuale.
Ma di fronte all’ennesimo spettacolo di denuncia sociale sull’argomento, il timore è quello di assistere a qualcosa di già visto.
E la paura cresce nel momento dell’introduzione fatta da Davide Gorla ed Enrico Ballardini, che accolgono gli spettatori con un breve gioco interattivo, facendogli creare una barchetta con un foglio di carta. Tra migranti e barche, il rischio di sfociare nella scontatezza è vicino.

Poi la smentita. Fin dall’inizio, “Esodo” catapulta il pubblico in un’atmosfera dalla comicità surreale. Gorla e Ballardini hanno esordito con una canzone che si accoda alla tradizione dei cantori comici alla “Mistero Buffo” e da lì hanno proseguito accompagnando i fruitori per l’intero spettacolo nei panni dei sacerdoti Aronne e Cur. Coinvolgenti e affiatati, attraverso canti e piccoli sketch hanno fatto divertire gli spettatori dall’inizio alla fine.

esodoA controbilanciare le loro parti fortemente umoristiche è stata Giulia D’imperio nel ruolo di Mosè. L’interpretazione dell’attrice mostrava l’intento di compensare quella dose d’ilarità fuori dagli schemi con una parte più seria, contenente la vera morale dello spettacolo: tutti nella storia siamo stati dei migranti e tutti potremmo esserlo.

Un punto chiave della rappresentazione è senz’altro la regia collettiva. Innovative le scelte della compagnia, che ha saputo destreggiarsi al meglio con la scenografia realizzata da Margherita Platè. I tendoni sono diventati parte integrante dello spettacolo, utilizzati per creare di volta in volta spazi, forme e ambienti diversi. Ugualmente si nota il meticoloso gioco di luci e ombre disegnato da Monica Gorli: grazie ad un proiettore, i tre attori hanno dato vita ad una pluralità di personaggi e hanno trascinato gli spettatori in un mondo astratto e ipnotico.

L’unica nota negativa riguarda il finale. Sarebbe stato preferibile che la metafora alla base dello spettacolo rimanesse implicita, non si sentiva la necessità di esplicitarla con il rimando ai dieci comandamenti. Un po’ come nei testi sacri in cui l’intento divulgativo si muove attraverso exempla, così è stato e poteva rimanere lo spettacolo “Esodo”: un macro exemplum tramite il quale riflettere sulla nostra società contemporanea.

In ogni caso, si può tranquillamente dire che gli attori della Compagnia Odemà sono riusciti ad affrontare sapientemente una tematica molto nota e l’hanno reinventata per proporre un prodotto fresco, creativo e ben confezionato.

Jasmine Turani

2 Commenti

  1. Graszie Jasmine,
    anche per la riflessione sul finale. In effetti, ammetto che ci siamo interrogati se inserire quell’ultimo comandamento dopo l’ultima frase di Mosè all’interno del fantascopio. Ne discuteremo ancora facendo tesoro della tua intuizione.
    Ti chiedo solo una precisazione: Davide Gorla è l’ideatore del progetto drammaturgico, ma la regia è collettiva, così come le scelte scenografiche, la cui realizzazione è stata affidata a Margherita Platè; mentre il disegno luci è di Monica Gorla.
    Grazie ancora per la tua attenta e preziosa recensione.
    Speriamo di incontrarti nuovamente a teatro e di poterti conoscere di persona.
    Enrico Ballardini

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