Recensione: “Erotica Linea Gotica”

erotica
foto di Noemi Ardesi

In scena al Teatro Libero, Erotica Linea Gotica, con la regia di Stefano Cordella, concretizza i racconti riferiti da mamme nonne e zie sulla Seconda guerra mondiale, appellandosi a un linguaggio diverso, quello del corpo.
Quattro donne, la zia zitella, la sorella e le sue due figlie sono state sfrattate dalla bella villa padronale e hanno trovato rifugio nella chiesetta del prete, dove, barricate, trascorrono la quotidianità. Non sono le donne che siamo stati abituati a conoscere sulle pagine dei libri, non sono caritatevoli, né sconsolate amanti in attesa di messaggi dal fronte, né staffette o coraggiose partigiane.

Mentre zia Ghita legge le vite di Sante e protettrici e ricorda una cultura basata sul pudore e su rigide osservanze sociali, la sorella fragile e quella vispa parlano del fascino dell’uomo straniero, che eccita la loro curiosità toccando le corde profonde della loro libido. La drammaturgia di Cordella sceglie di far parlare l’io erotico delle donne lasciando che vengano a galla, nel confronto con i soldati alleati e con quelli occupanti, le passioni più genuine e illecite, ma proprio per questo estremamente più pure e umane. Il desiderio sessuale delle quattro donne – zia Ghita compresa – resiste alla guerra, alla morte, alla pudicizia della religione. Anzi, proprio la morte, così presente e vicina, solleva l’esigenza d’amore, l’urgenza di trovare qualcosa oltre i confini delle alleanze militari, dei soldati stranieri, di lingue diverse, addirittura delle norme cristiane, ricorrendo alla semplicità di una lingua che tutti gli uomini conservano uguale, quella delle vibrazioni dell’attrazione carnale.

Sullo sfondo della relazione più longeva di tutti i tempi, quella di Eros e Thanatos, lo spettacolo restituisce la priorità a un linguaggio comune che, nelle sue molteplici forme, rimane vivo sotto le bombe, il linguaggio dell’amore, dei capelli biondi, dei corpi neri, dei begli addominali, delle canzoni tedesche, degli sguardi appassionati.
Dietro una muraglia di vecchi materassi, al centro della scena, sopra le teste il fantoccio penzolante di un soldato canadese, Monica Faggiani, Paola Giacometti, Chiara Serangeli e Francesca Gemma svelano una verve interpretativa impeccabile. I racconti, le volgarità e le allusioni, i segreti rimbalzano da una bocca all’altra delle attrici, che si nascondono e riemergono a turno dalla linea dei giacigli. La non immediatezza del testo e i doppi sensi a volte troppo comuni non bastano a limitare un’idea drammaturgica brillantemente sfrontata, anche – e soprattutto – per il ruolo da protagonista affidato alla donna, nella sua intensa vitalità e complessa semplicità.

Chiara Musati

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*