Recensione: “Das Kaffeehaus”

das kafeehaus

La bottega del caffè di Carlo Goldoni vista dagli occhi del regista tedesco Rainer Werner Fassbinder e portata in scena dalla Compagnia del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia egregiamente diretta da Veronica Cruciani.

Das Kaffeehaus in cartellone al Teatro Fontana non stravolge il testo goldoniano, ma evidenzia perfettamente le oscure visioni di Fassbinder toccando anche atmosfere che ricordano Stanley Kubrick e David Lynch. Indubbiamente fondamentale il lavoro di Veronica Cruciani capace di allargare gli spazi scenici con gli attori sempre sul palco anche quando non sono chiamati in azione, il tutto ambientato in una Venezia che costumi e dialoghi impediscono di localizzare con precisione nella linea cronologica.

Zecchini, dollari, sterline ed euro ripetono continuamente gli attori, una ridondanza che sottolinea non solo l’attaccamento al denaro in sè, ma la bramosia di ogni personaggio, ognuno alla disperata ricerca di possedere qualcosa, chi il potere, chi l’amore, chi la ricchezza. Un cast che si completa molto bene e lavora con la giusta coralità con Francesco Migliaccio e Lara Komar in grado di attirare maggiormente su di loro l’attenzione del pubblico.

Importantissime le luci che diventano protagoniste nelle scene principali così come le musiche, una colonna sonora che parte con note settecentesche e si trasforma pian piano in discoteca. Das Kaffeehaus sfiora le due ore di rappresentazione, ma non porta mai a buttare l’occhio sull’orologio, uno spettacolo che riesce ad unire ironia e drammaticità risultando quanto mai attuale soprattutto nel raccontare la dipendenza da gioco d’azzardo.

Ivan Filannino

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