Recensione: “Coppia aperta quasi spalancata”

coppia aperta, quasi spalancata
Foto di Marina Alessi

Sullo sfondo di una generale apertura della società verso la libertà della donna, nel 1982, dopo le contestazioni femminili, le leggi sul divorzio e sull’aborto, Dario Fo e Franca Rame scrivono e inscenano Coppia aperta quasi spalancata, riproposto oggi, con la regia di Renato Sarti, al Teatro della Cooperativa.

Valerio Bongiorno veste i panni del marito di Antonia, uomo “democratico e progressista” a cui piace sfarfallare con le donne e avere avventure passionali. Dopo un primo periodo di disperazione, la moglie, interpretata da una gagliarda Alessandra Faiella, accetta la proposta del coniuge, la coppia aperta, si dà alla palestra e si rimette in pista.

Lo spettacolo, che riflette quei famosi stereotipi di uomo e di donna, si costruisce su un terreno dove la morale e le riflessioni intellettualistiche sono nulle, mentre le fondamenta drammaturgiche vanno ricercate nel linguaggio dell’umorismo. È questa capacità di prendere e prendersi in giro la vera costruzione dell’opera teatrale, e vero strumento di liberazione e di riappropriazione di Antonia. Il costante coinvolgimento del pubblico da parte dei due esilaranti attori non fa che determinare la vittoria della pièce. Prima la Rame e ora Sarti, recuperano un contatto che presuppone la complicità, da parte del pubblico, di affrontare temi impegnati attraverso la risata.

In generale, si può dire che l’opera della coppia teatrale più conosciuta in Italia sottoscriva un fedele patto con il tempo: un testo destinato a essere ricordato proprio per riuscire a descrivere una realtà ancora viva, trascinato oggi, grazie alla riattualizzazione di Sarti, nel qui e ora della contemporaneità, attraverso nuovi riferimenti culturali politici musicali.

Veri e propri stimolatori di risate, i toni accesi e coinvolgenti dei coniugi lasciano scoprire ben presto gli “effetti collaterali” della coppia aperta. È il “tipico atteggiamento degli uomini” che, ottenuta la tanto sognata indipendenza per sé stessi, faticano ad accettare quella della moglie, e tornano indietro pentiti, complessati, inconsapevoli. Se sul terreno della morale e della riflessione intellettualistica dovesse germogliare qualcosa in mezzo a tante risate, certo sarebbe una delucidazione sulla libertà di coppia. Una libertà sempre rincorsa, in particolare dagli uomini, e difesa in nome della parità e della democrazia, che viene messa a dura prova, però, quando la si tocca con mano.

Chiara Musati

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