Recensione: “Blatte”

blatte

Dal 6 all’11 di Marzo è andato in scena presso il Teatro i di Milano “Blatte” segnalato dalla giuria del Premio Hystrio Scritture di Scena 2018 e che ha debuttato durante il festival delle colline Torinesi.
Uno spettacolo crossmediale di forte impatto visivo che mescola gli stupendi disegni del Graphic-novelist Alberto Ponticelli, le tracce elettroniche evocative di Daemon Tapes e le produzioni video di Grey Ladder curate da Alessandro Pisani. La Drammaturgia è di Michelangelo Zeno mentre la regia è di Girolamo Lucania.

C’è molto in questo coraggioso progetto, forse anche troppo.
La narrazione parte da una riflessione sul tema dell’isolamento prendendo spunto dai più recenti casi di Hikikomori. La parola giapponese sta ad indicare il ritiro sociale. Spesso vengono scambiati con forme di internet addiction o con i Net, che rifiutano di lavorare e cercare lavoro restando in camera a giocare a video game online. La questione va molto oltre, calcola un milione e mezzo di persone rinchiuse nel solo Giappone e si va diffondendo in tutte le nazioni con sempre più preoccupazione.

In Italia attualmente se ne contano più di 100 mila casi.
In questo testo, tra citazioni da grandi opere che vanno da Shakespeare a Kafka, da Müller fino a Beckett, la famiglia diventa un focolaio di patologie sopite che l’auto reclusione di Alex scatena in tutta la sua forza.
A sua volta questa sua spinta all’isolamento viene causata dal nuovo matrimonio della madre dopo essere rimasta vedova del primo marito, il padre di Alex.
Non si sa bene chi possa essere reputato innocente in questo testo. Nessuno sembra salvarsi nell’andirivieni di situazioni che di volta in volta svelano nuovi scabrosi avvenimenti dietro l’apparente normalità di questa famiglia.

Paradossalmente Alex sembra essere il più sano, perso nel suo viaggio interiore rappresentato dal rapporto con le Blatte, insetti che prosperano nelle macerie e vivono anche in condizioni estreme. In loro il protagonista sembra identificarsi o per lo meno ne risulta affascinato.
L’intreccio oscilla costantemente tra il dentro e fuori dalla stanza fino al sopraggiungere della scoperta del corpo di Alex, deceduto per inedia. A quel punto ogni apparente normalità viene spazzata via, come uno tsunami che libera ogni freno e ogni demone.

In scena ci sono Stefano Accomo, Francesca Cassottana, Jacopo Crovella, Dalila Reas che attraversano una parabola attoriale non facile. Passano da una grande freddezza all’estrema emotività come conseguenza di questa tempesta che li attraversa e che sradica ogni cosa.

Lo spettacolo ha una composizione formale ed estetica di alto livello, il crash sta proprio negli accadimenti e sul tema centrale, gli hikikomori. Da questo in particolare spesso si allontanano estremizzando gli avvenimenti ben distanti dalla realtà. La famiglia diventa una deriva quasi mostruosa. Succede così tanto da farti quasi sbalzare fuori dalla storia, non sempre facile da seguire. La società sembra un magma che stimola e favorisce questo alienamento generale, come se volesse questo declino umano diffuso.

Michele Ciardulli

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*