Recensione: “Atti di guerra”

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Con “Atti di Guerra”, il 23 e il 24 maggio a Zona K, la compagnia Guinea Pigs parte dalla violenza reale, quotidiana, quella dei fatti di cronaca e ci trasporta verso una definizione del concetto stesso di sopruso tramite delle situazioni emblematiche ed esemplari di violenza di genere e di bullismo giovanile.

Il regista ricorda una notizia che l’ha sconvolto personalmente, sentita al telegiornale mesi fa: dei bulli hanno perforato lo stomaco di un loro coetaneo con un compressore. Una bravata, è stata definita. Goliardate, così vengono spesso rinominate azioni riprovevoli, commesse da giovani che hanno una mente criminale, ma che sono sovente giustificati e scusati dalle autorità. Come goliardate sono stati fatti passare anche degli stupri di gruppo, fatti da gang a danni di ragazze, spesso coetanee. Scagionati, una ragazzata.

Dalla rabbia e dallo sconcerto causati da tutta una serie di notizie di cronaca nera di cui si spera di non dover mai prendere atto, ecco che nasce “Atti di guerra”, provocatorio fin dal titolo, della compagnia Guinea Pigs. Una compagnia composta da ragazzi giovani, ma intraprendenti e con tanto da dire. Lo spettacolo, scritto da Giulia Tollis e diretto da Riccardo Mallus, si divide in due parti autonome che hanno come filo conduttore la violenza, dapprima in quanto bullismo giovanile e poi come violenza di genere, prendendo in esame il tema della prostituzione.

Se nella prima parte le vittime restano vittime, nella seconda ci si chiede chi sia il vero carnefice, perché dopo un momento iniziale, in cui una prostituta sembra alla mercé di tre clienti inesperti, la situazione si ribalta: lei prende le redini e spaventa, uno alla volta, i tre uomini che vengono messi a nudo davanti alle loro insicurezze, arrivando a perdere la loro virilità. L’ultimo dei tre, però, sfoga il suo lato violento e arriva ad ammazzare la prostituta, che torna ad essere semplicemente un pezzo di carne martoriato.

La cattiveria è perno di tutto, fin da subito. I movimenti degli attori sono secchi e innaturali, così come le loro voci. C’è un forte studio dell’occupazione degli spazi e i gesti vengono ripetuti sempre con delle variazioni, mai due spostamenti uguali per la medesima azione. Tutto questo destabilizza, sconforta, mette a disagio. Lo stesso disagio che provano le vittime delle vicende. La drammaturgia si incanala in maniera fluida, passando dal realistico al surreale, dando qualora la sensazione di non capire quello che sta succedendo e al tempo stesso fornendoci le sensazioni dei singoli personaggi. Siamo un tutt’uno con le vittime e coi carnefici e cambiamo il punto di vista man mano che loro si spostano per il palco.

Qualche intoppo, però, seppur piccolo, seppur irrilevante rispetto alla pesantezza del contesto, c’è stato. Alcune battute sovrapposte, mal pronunciate, forse per l’emozione della prima, forse per la distrazione causata da dei problemi tecnici con l’impianto audio, che hanno portato ad un momentaneo blocco della performance, non sono passate del tutto inosservate. Ci si chiede inoltre se il testo avesse potuto essere più pregno di significato, magari metaforico. Una riflessione più ampia, oltre a una messa in scena di stralci di realtà, avrebbe incollato meglio i due quadri dello spettacolo e lo avrebbe innalzato ad un livello assolutistico, che si è sfiorato.

Tuttavia, l’energia dei giovani attori e la voglia di mettersi in gioco, di mostrare con chi si ha a che fare, sono state accolte in maniera positiva, per cui si aspetta con impazienza la prossima mossa dei Guinea Pigs.

Jasmine Turani

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