Recensione: “Assetati d’amore”

assetati

Il terzo episodio della trilogia di Giorgio Ganzerli chiude il cerchio aperto da “Con un’Accetta Piantata nel Cervello” e continuato con “Una Tranquilla Rapina in Banca”.

“Assetati d’amore” è leggermente diverso dai primi due, i toni strettamente noir lasciano spazio ad un’atmosfera più serena, aprendo la porta ad un interessantissimo risultato.

La storia ci pone stavolta di fronte ad un complotto ordito da una casa farmaceutica, che potrebbe mettere a repentaglio la vita della società: buona parte della novità di questa terza parte della trilogia sta proprio nella diversa costruzione della trama, leggermente meno poliziesca, più incentrata sulla storia personale dei protagonisti, consegnandoci due personaggi molto interessanti, sempre ben dettagliati come sempre nei monologhi di Ganzerli, ma sotto una luce differente rispetto ai precedenti sue spettacoli. Qui assistiamo a delle storie personali forse meno crucciate rispetto a prima, ma certo non meno coinvolgenti.

Probabilmente ci troviamo di fronte al miglior capitolo della trilogia, in quanto senza dubbio il più divertente, nonché il più approfondito nella trama, e quello che ci mette di fronte ai personaggi coi quali è più facile entrare in sintonia.

Inutile soffermarsi ancora sulle qualità dell’attore nelle vesti di narratore, capace come sempre di far filare il racconto senza mai far calare l’interesse dello spettatore, e senza mai risultare pesante per chi guarda.

Ancora una volta dunque un eccellente monologo di Giorgio Ganzerli, andato in scena al Teatro LinguaggiCreativi il 23 marzo.

Manuel Oliveri

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