Recensione: “Amore organico”

amore organico

“Amore Organico” tratta una tematica che ha dietro di sé una lunga storia, ma non perde mai di attualità. Il punto di partenza è un trapianto di rene, necessario per uno dei nostri protagonisti, il signor Vannucchi, benzinaio, in lista d’attesa da lungo tempo: lo sviluppo della trama ci porta poi a scontrarci col problema sociale attorno al quale ruota la storia: c’è chi ha tutto e chi non ha niente.

Ci sono i privilegiati, che nascono avendo già una via preferenziale a disposizione, e non sono mai tenuti ad aspettare, come la Contessa d’Asporto, e chi, come il signor Vannucchi, è destinato ad essere sempre secondo, eternamente costretto a vedersi prevaricare da qualcun altro; insomma, ci sono i comuni e i privilegiati, e va sempre a finire che questi ultimi hanno la meglio.

La lotta del Signor Vannucchi per emanciparsi dalla sua posizione non viene però affrontata con uno in modo teso, o frustrante: “Amore Organico” è indubbiamente uno spettacolo comico, ricco di gag molto interessanti, che non dimenticano mai di far riflettere lo spettatore, ricordandogli però di non prendersi mai troppo sul serio.

Gli attori stessi sono bravissimi a mantenere un’atmosfera coinvolgente per il pubblico: i dialoghi sono estremamente naturali, e non si percepisce mai quella pesante cappa di letterarietà con la quale ci si scontra spesso in teatro. Questi dialoghi sono poi ben affiancati da occasionali monologhi, che vanno ad infrangere la quarta parete, ma calandosi comunque nello spettacolo, con una maestria difficile da capire se non si è visto lo spettacolo.

Nell’ondata di follia (intesa in senso ovviamente positivo) che permea lo spettacolo non si può non citare l’ottima caratterizzazione dei personaggi, con il buon Fabio Zulli che interpreta ben quattro personaggi, e non manca di ricordarcelo ogni volta, Alfredo Colina che canta la Carrà quando è contento, e Rossana Carretto che riesce a dare vita ad una perfetta sosia di Crudelia DeMon (parole sue): tutto questo contribuisce alla perfezione a creare un clima surreale che non può non far amare questo spettacolo.
È un’opera strana, eccentrica, e per questo talmente bella da non poter essere persa: sarà in scena al Teatro Libero fino al 20 marzo, non mancate!

Manuele Oliveri

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