Recensione: “Amleto take away”

amleto take away
foto Luca Del Pia

Dopo il debutto al Festival Primavera dei Teatri di Castrovillari, “Amleto take away” della Compagnia Berardi Casolari arriva a Milano per proseguire il suo tour al Teatro Elfo Puccini che lo ha prodotto.

Gli autori spiegano bene il motivo che li ha portati a mettere l’eroe shaksperiano per antonomasia al centro del loro lavoro, un Amleto che preferisce fallire piuttosto che rinunciare, che non si fa molte domande e decide di tuffarsi, di pancia, nelle cose anche quando sa che non gli porteranno nulla di buono. Uno spettacolo ricco di ossimori e contraddizioni a partire già dal titolo con il take away specchio di una società moderna che prende e scappa senza aver tempo di fermarsi e riflettere.

amleto take away
foto Antonio Ficai

Un Amleto che si presenta sul palco con la maglia numero 9 dell’Inter, altro richiamo a grandi fallimenti conditi da imprese impossibili, con Gianfranco Berardi che entra ed esce dal personaggio in un continuo gioco metateatrale accompagnato da Gabriella Casolari pronta anche a intervenire nei momenti chiave dello spettacolo.

Non manca una parte autobiografica in cui Berardi racconta gli screzi che tanti attori hanno incontrato di fronte a una famiglia che non considera un lavoro il teatro fino ad arrivare alla perdita della vista per colpa della Leber. L’ironia di Berardi prende comunque il sopravvento anche nelle difficoltà e conquista il pubblico. L’attore, accompagnato da una panca, che può trasformarsi in croce e amante, e da un sipario che nasconde le foto di personaggi più o meno iconici della nostra epoca, sferra fendenti senza esclusione di colpi in una critica alla società moderna che tocca il culmine nell’esilarante monologo sui social network fatto di parole ed emoticon. Un’interpretazione che è valsa con pieno merito la candidatura nella categoria “Miglior attore o perfomer” ai premi Ubu 2018 che verranno assegnati il prossimo 7 gennaio. Si vuole apparire per paura di sparire dice il testo e appare curioso che a dirlo sia proprio Amleto quasi come un monito lanciato da un personaggio che ha accompagnato l’umanità per oltre 400 anni e che non vuole vedere il suo “To be or not to be” trasformato in “To be or fb”. Valore aggiunto allo spettacolo sono, infine, le musiche originali di Davide Berardi e Bruno Galeone.

Ma se criticare la società moderna non è certo una novità per il mondo del teatro, il merito che va dato a Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari è quello di non voler dare lezioni a nessuno, ma piuttosto aprire le porte al dialogo e al confronto mettendo sul piatto la propria visione in attesa di una risposta. Un percorso destrutturato di un’ora che ha, però, un preciso filo logico in grado di portare al traguardo anche uno spettatore magari inizialmente perso.

Ivan Filannino

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