Rassegna Nuove Storie: intervista a Francesco Frongia

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Al Teatro Elfo Puccini ha preso il via la seconda edizione della rassegna Nuove Storie. Nella passata stagione il tema fu quello delle famiglie, quest’anno il curatore Francesco Frongia ha scelto di parlare di “Politica Potere Passione”. Fino al 28 giugno sei spettacoli si alterneranno in Sala Bausch e Palco Shakespeare andando a completare un disegno approfondito per scoprire che la passione per la politica e la passione per il potere possono diventare imprevedibilmente ‘spettacolari’.

Questo il programma:
20 – 24 maggio Gul. Uno sparo nel buio
27 – 30 maggio La nipote di Mubarak
3 – 7 giugno Echoes
10 – 14 giugno Sempre domenica
17 – 21 giugno Phoebuskartell
24 – 28 giugno Il generale

Per scoprire meglio questa seconda edizione di Nuove Storie abbiamo intervistato il curatore Francesco Frongia.

Come è stato scelto il tema di questa stagione?
Il punto di partenza è proporre temi che facciano riflettere e vedere come li affrontano le giovani compagnie. Quest’anno mi interessava avere un tema ampio come quello della politca e la passione per il potere prendendolo come punto di riferimento su come si fa oggi spettacolo. Un argomento che credo possa essere interessante soprattutto per un’epoca che tende a essere definita superficiale. Un periodo in cui l’informazione viene messa in discussione e sembra che le persone non siano più interessate a temi così importanti. Non è vero, c’è ancora voglia di approfondire ma c’è un modo diverso oggi di scrivere il cosiddetto teatro impegnato.

Che caratteristiche dovevano avere gli spettacoli scelti?
Ognuno di loro doveva rappresentare un tassello all’interno di un disegno più ampio e soprattutto dovevano partire da un punto di vista originale. Ad esempio Cantieri Teatrali Koreja con “Gul. Uno sparo nel buio” tratta il tema di politica internazionale ricostruendo sotto forma di giallo l’omicidio di Olof Palme. “La nipote di Mubarak” parla di Medioriente e dell’Italia al centro del Mediterraneo. “PhoebusKartell” di servomutoTeatro si occupa di capitalismo andando a ricostruire il gruppo che ha inventato il meccanismo dell’obsolescenza programmata, cioè decidere quanto tempo vive un determinato prodotto prima di non essere più utilizzabile. In tutto questo c’è il trasmettere il teatro politico classico e trasformarlo in qualcosa di più vicino a noi, qualcosa che guarda al futuro facendoci vedere come era e come sarà il mondo.

Come sono stati scelti gli spettacoli?
In teatro riceviamo continuamente proposte di ospitalità da parte delle compagnie, abbiamo un nostro archivio attraverso il quale ci facciamo delle idee. In alcuni casi invece ci vengono proposti magari dei testi in lettura a cui noi chiediamo poi di dar seguito. Ora iniziano ad arrivarmi molte proposte di compagnie che chiedono di essere ospitate proponendo testi nuovi, quest’anno ne abbiamo uno l’anno prossimo spero di avere più di una novità.

Nel comunicato di presentazione viene posta la domanda “Il teatro può essere ‘politico’ senza perdere la sua vocazione?” quale è la risposta?
Il teatro è politico, Shakespeare scriveva testi politici. Il bello è riuscire a fare spettacolo facendo riflettere su quello che sta intorno al mondo del teatro.

Potere, politica e passione. L’acronimo PPP richiama alla mente Pier Paolo Pasolini, è solo un caso?
Si tratta di un richiamo. Pasolini è un personaggio della cultura italiana che manca molto, un personaggio anche contraddittorio ma che era capace di farci ragionare riuscendo ad attraversare tutti i media possibili dall’articolo di giornale al film di successo. Era un personaggio di un coraggio impossibile oggi. Sentiamo la sua mancanza e per questo le tre P lo rappresentano senza essere una citazione dichiarata. E’ quel fantasma che all’italia di oggi manca.

Cosa può anticiparci della terza edizione?
Mi piacerebbe che il titolo del prossimo anno fosse “Cronache italiane”. L’idea è quella di raccontare come i fatti di cronaca vengono trasformati a teatro e in particolare vedere come il teatro amplifica oppure riduce all’essenza della radice il fatto di cronaca stesso. Uno degli spettacoli che ho individuato riguarda il delitto del circeo e lo fa attraverso un gruppo di persone rinchiuse in una stanza, il delitto resta di sfondo, ma sono interessanti le spaventose dinamiche interne. Mi interessa come la cronaca si innesta nei testi teatrali, in teatro spesso succede di trasformare un fatto o una notizia in uno spettacolo.

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