Pierfrancesco Favino omaggia la commedia italiana

servo per due

Se Richard Bean aveva portato Carlo Goldoni in Inghilterra trasformando “Servitore di due padroni” in “One man, two guvnors” a riportarlo in Italia ci pensano  Pierfrancesco Favino, Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder con la loro rivisitazione moderna di “Servo per due” in scena al Teatro Manzoni fino al 31 dicembre.

Ambientato a Rimini negli anni ’30, lo spettacolo segue fedelmente la trama originale del 1745, Pippo si trova a servire due padroni contemporaneamente dando così vita a mille equivoci e inganni. Il re del palco è ovviamente Pierfrancesco Favino che chi ha visto in film tipo ACAB a stento potrà riconoscere nei panni dell’impacciato Pippo. L’attore romano è scatenato in questo ruolo comico, recita col resto del cast, interagisce col pubblico al punto che a un certo punto diventa difficile distinguere finzione da realtà.

Tutti gli attori, però, contribuiscono alla riuscita dell’opera, tributando il giusto omaggio alla commedia dell’arte italiana. Anna Ferzetti, Bruno Armando, Thomas Trabacchi e Luciano Scarpa rendono unici i propri personaggi caratterizzandoli con un’inconfondibile tono di voce per ognuno, Ugo Dighero aiuta con la comicità di una volta fatta di porte sbattute in faccia e scivoloni.

Una commedia che è anche un po’ varietà grazie alla presenza sul palco del quartetto “Musica da ripostiglio” che regala un vero greatest hits di musica della prima metà del 900 con brani come “Maramao perché sei morto?”, “Mille lire al mese” e “Ma le gambe” del Trio Lescano.

A promuovere l’opera più di ogni recensione c’è poi la reazione di un pubblico vivace e rumoroso per tutte le tre ore di spettacolo. La gente si lascia andare alle risate, interrompe le scene coi suoi applausi e alla fine tributa una vera ovazione a Pierfrancesco Favino.

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