Il migliore dei mondi possibili, Madame comanda color

Il migliore dei mondi possibili di Magdalena Barile al Teatro Filodrammatici restituisce una lettura sorridente, a tratti piccante, del testo Candide di Voltaire, del quale la drammaturga non trascura il fondo d’amarezza.

Il gioco metateatrale dagli effetti dirompenti è gestito con gustosa maestria registica da Sandra Garuglieri e Simona Arrighi, nel perimetro di una scena minimale ma significativa.
Le quattro cortigiane di candido vestite hanno quasi le fattezze e le movenze di marionette, al cospetto di una capricciosa Madame e della sua corte, ma l’illusione si infrange e la pièce si svela nella sua densità: ognuna svela il personaggio che racchiude, ora con frizzante esuberanza, ora con composta superiorità, ora con sommessa ingenuità, ora con acida protervia. Ma la vera protagonista sul palcoscenico sembrerebbe essere l’ironia, ora sottile, ora sguaiata.

Una riflessione sulla libertà, ieri come oggi, e sulla paradossale sicurezza che possono dare le catene del controllo. Un’interrogazione sul significato del potere, sulla sua forza e, non ultimo, sul sentimento di dipendenza che agisce su chi ne è vittima. Sullo sfondo la rivoluzione francese, o il suo feticcio, in scena il migliore dei giardini -quindi dei mondi- possibili, dove tutti sono uguali (ma non troppo), dove tutti sono liberi (ma all’interno di uno spazio bene stabilito).

Il testo si serve della fonte con originalità anche ardita e non sempre immediata. Una recitazione che vede in scena quattro interpreti che, con generosità, seppur vestite di bianco, con parrucche bianche ed esageratamente incipriate, colorano di risa la platea. Laura Croce, Luisa Bosi, Sandra Garuglieri e Simona Arrighi portano sulla scena con non scontata femminilità il gusto per la recitazione, il piacere libero e sano di fare teatro.

Arianna Lomolino

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