Lo Schiaccianoci, un racconto di Natale

schiaccianoci

Di primo acchito lo zio Drosselmeyer, all’apertura del sipario, è un po’ inquietante.

Una benda sull’occhio, in piedi su un cubo Drosselmeyer ci prepara ad un viaggio.

Un viaggio all’interno della fiaba contenuta nel racconto “Il principe schiaccianoci” (Hoffmann prima, Dumas dopo).

Fa da scenografia all’intero spettacolo un bellissimo e grandissimo salice in carta che, accortamente illuminato, dà, di volta in volta, atmosfera alla situazione narrata.

Rosa nel momento in cui Chiara e Fritz ricevono i regali da mamma e papà, blu e viola durante le battaglie tra i topi e i giocattoli. Un continuo alternarsi di luci e situazioni dove i confini tra racconto (il Natale di Clara e Famiglia) e fiaba (la guerra tra giocattoli e topi) si compenetrano con schiettezza e semplicità.

Il ritmo è necessariamente agile: bisogna tenere costantemente alta l’attenzione dei giovani spettatori in sala. E l’obbiettivo è certamente raggiunto a giudicare dalla partecipazione. C’è chi avverte di un pericolo incombete Clara, chi scoppia a piangere alla comparsa del re dei topi dalle 7 teste, chi chiede conferma al nonno sull’esatta identità dei buoni e dei cattivi.

Neppure inserti che si potrebbe pensare destinati ad un pubblico più adulto distraggono i giovani spettatori dalla messa in scena.

L’interesse è vivo anche nelle scene in cui alla parola si sostituisce il corpo proponendo, come durante la visita di Clara nel regno delle bambole, una danza ricca di immagini e colori accompagnati dal “Valzer dei fiori” di Ciajkovskij,

Dopo il disvelamento del nipote e la promessa d’amore di Clara sarà lo zio Drosselmeier a chiudere lo spettacolo e a mettere fine al nostro viaggio nella fiaba.

Un viaggio evidentemente preparato con attenzione e competenze da tutti i membri della compagnia.

Ottime la regia (Vera DI MARCO), la riduzione teatrale (Daniela MONICO) e le coreografie (Monica CAGNANI). Ottima anche la prova degli attori. Una lode ai giovanissimi che reggono la scena per quasi tutto lo spettacolo. Incantevoli i costumi (Mario PANTO’) e la scenografia (TIIS).

Roberto De Marchi

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