Le giornate pirandelliane: intervista a Alberto Oliva

alberto oliva

Dall’11 al 14 aprile il Teatro Sociale Dalia Cajelli di Busto Arsizio ospita la terza edizione nazionale delle Giornate pirandelliane organizzate da Educarte. Ne abbiamo parlato con il consulente artistico Alberto Oliva.

Sono passati 83 anni dalla morte di Pirandello, in cosa è ancora attuale questo autore?
I grandi autori diventano classici, hanno il privilegio non essere attuali, ma di essere universali, perché sono riusciti a cogliere delle dinamiche umane che travalicano le mode, i tempi, le epoche, le geografie. Centrano l’anima umana e la fanno risuonare sempre. Pirandello ha saputo cogliere meglio di chiunque altro il tema del doppio, l’ipocrisia tra apparenza e realtà, la sofferenza di ciascuno di noi quando proviamo a leggere dentro di noi con feroce sincerità.

A livello teatrale come si adatta un classico al linguaggio di oggi?
A noi Demoni, io e Mino Manni, piace partire soprattutto dai romanzi e in questo caso il lavoro di adattamento è più facile perché si parte da un materiale letterario molto casto e si pescano le pagine che meglio si sposano con la nostra sensibilità. Ad ogni modo non credo che sia corretto l’approccio secondo cui il classico deve adattarsi al linguaggio contemporaneo. Credo sia molto più magico e affascinante che almeno quando andiamo a teatro, ci immergiamo nel buio della sala e guardiamo la scatola magica animarsi davanti ai nostri occhi, siamo noi a fare lo sforzo di adattare il nostro linguaggio a quello del classico. Ci eleviamo e superiamo la contingenza della nostra realtà superficiale. Che meraviglia, no? Lo so, lo so che sono io fuori moda. Ma la moda del “nuovismo” a tutti i costi sono sicuro che finirà.

Le giornate pirandelliane hanno un forte intento educativo, come ci si approccia ai giovani su questi temi?
I giovani di oggi sono molto svegli, molto diversi da noi, sono le prime generazioni ad essere completamente digitali, fin dalla nascita. E’ molto stimolante provare a confrontarsi con loro sui grandi temi dell’identità, che animato il fiorire culturale delle prime decadi del Novecento e ancora non hanno esaurito la loro spinta propulsiva. All’inizio del Novecento la psicanalisi ci ha rivelato l’esistenza dell’io interiore indipendente dall’io che appare all’esterno. All’inizio del nuovo secolo i social e gli smartphone hanno dato vita a un terzo io, l’io virtuale che è una vera e propria identità che esiste solo su internet ma gode di piena realtà. E’ bellissimo parlare con gli adolescenti di queste tematiche, perché a un certo punto della conversazione non si capisce più chi è l’allievo e chi l’insegnante.

Domenica verrà premiata Andrée Ruth Shammah, come si è arrivati a questa scelta?
Daniele Geltrudi e DAnilo Menato di Educarte hanno chiesto a me e Mino Manni di pensare chi premiare quest’anno per le Giornate Pirandelliane. Non abbiamo avuto dubbi a scegliere Andrée Ruth Shammah, perché non volevamo dare il solito premio a chi ha fatto un bello spettacolo tratto da un testo di Pirandello, ma volevamo dare un premio che fosse “Pirandelliano” nella sostanza e non solo nel diretto riferimento all’autore. Shammah non ha mai messo in scena Pirandello, ma più di ogni altra figura del teatro contemporaneo ha saputo rivoluzionare lo spettacolo e lo spazio del teatro, aprendo nuove affascinanti possibilità agli attori e agli spettatori, come i Bagni Misteriosi, La Palazzina e tutto il complesso del Teatro Franco Parenti. Questa “visionarietà” straordinaria è forse la caratteristica più importante di Pirandello, che ha per primo bucato la quarta parete, immaginando scene teatrali in platea, nel foyer dei teatri e in altri spazi alternativi, non per questo andando a perdere la grande drammaturgia. Perché troppo spesso si finisce oggi per fare delle performances che valorizzano l’uso degli spazi, ma a livello di testo e ricerca sulla parola siamo sottozero. Pirandello e Shammah hanno sempre saputo coniugare la sperimentazione sullo spazio con il sacro rispetto per il testo. Fondamentale per fare del buon teatro.

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