IT Festival: le recensioni

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Amaé – PICCOLA CITTA’ CHE MUORE

È un dilemma che parte da lontano, e che ha segnato larghi tratti della storia dell’uomo: più la società progredisce, più le persone tendono ad avvicinarsi, a riunirsi, e dalla campagna ci si sposta in città.

La città è per molti un luogo dove fare fortuna e costruirsi un futuro, tuttavia questo fenomeno va spesso a sottrarre il sudetto futuro alle aree da cui i nuovi cittadini si sono trasferiti.

“Piccola Città che Muore” ci racconta proprio questo, l’evoluzione della società viene qui rappresentata quasi in scala dalle vicende di quattro amici, che col passare del tempo assistono alle trasformazioni cui il paesino dove sono cresciuti va incontro: i grandi poderi si svuotano, gli abitanti si allontanano, e quelli che restano finiscono per venire a mancare, e quegli edifici in cui avevano vissuto vengono occupati da turisti, totalmente ignari della vita e della storia che li hanno preceduti.

Arkadina Teatro – L’amore in scatola

L’amore è un’emozione forte, potente, come sa più o meno chiunque l’abbia vissuto sulla propria pelle, talvolta però la sua forza può risultare particolarmente travolgente, perché per una ragione o per l’altra non trova la possibilità di esprimersi.

Basandosi sul personaggio di Lizabeta Nikolaevna de “i Demoni” di Dostoevsky, lo spettacolo racconta un complesso processo di introspezione, una lunga battaglia con se stessi per riuscire a venire a capo di questo sentimento, donato ad una persona che però non ricambia.

La scatola diventa quindi il luogo in cui la passione dev’essere rinchiusa, nascosta agli occhi del mondo per non ferirlo e non scandalizzarlo, rinchiudendosi in un dolore privato che dilania la protagonista.

Degne di nota le parole di Alda Merini, che si affacciano nello spettacolo sotto forma di citazione.

 

Dal Divano – KARTONG HUS

Prima di tutto, c’è una cosa fondamentale da sottolineare: “Kartong Hus” è uno spettacolo apparentemente piuttosto semplice, nel senso che si presenta come assolutamente accessibile a tutti.

Al contempo però è uno spettacolo molto complesso, che ci pone di fronte a svariate questioni poste dalla vita, e soprattutto del passaggio dalla gioventù all’età adulta, come dover mettere su casa, costruire una famiglia, riuscire ad affermarsi, costruendo qualcosa di proprio.

Quest’ultimo è il punto centrale dello spettacolo: i ragazzi di Dal Divano un ipotetico nuovo prodotto Ikea, che permette a chiunque di costruirsi la casa dei propri sogni, a partire da uno scatolone di cartone: le vicende dei tre protagonisti girano proprio attorno a questo, alla casa, ed alla ricerca del posto giusto per porne le fondamenta.

Col procedere delle vicende, ci rendiamo conto che tutto è sempre più complicato di quanto dovrebbe, ma in fondo ciò che conta è che la compagnia sia quella giusta.

Misanderstendo – CONTENUTI ZERO-VARIETA’

Il piccolo gioiello portato in scena dai ragazzi di Misanderstendo sfida il confine tra teatro e cabaret, ponendoci di fronte ad una simpatica parodia dei varietà che popolano la nostra televisione, mettendone però in risalto un aspetto in particolare: tutto deve rigorosamente essere privo di contenuti!

Se la parola varietà porta apensare a quello che potrebbe essere un “Quelli che il Calcio”, piuttosto che un “Pomeriggio Cinque”, questa produzione si pone innanzitutto in polemica col teatro “colto ed intellettuale”, alle produzione “per pochi”, che lamentano l’allontanamento della popolazione dal teatro, pur dando l’impressione di fare di tutto perché ciò avvenga.

I ragazzi in scena riescono a regalarci numerose risate, lasciando comunque lo spazio per riflettere su quanto, effettivamente, povero di contenuti sia quel genere cui si ispira lo spettacolo.

Da notare anche la duttilità degli attori, che oltre ad una notevole capacità di conduzione e recitazione, dimostrano anche di potersi esibire in stacchi canori con risultati ottimi e molto orecchiabili, dimostrando di avere tutte le carte in regola per poter mettere su uno spettacolo indubbiamente riuscito, ed assolutamente degno di essere visto.

Teatro Presente – THE HARD WAY TO UNDERSTAND EACH OTHER PART II

Su una scena muta, ma accompagnata da una musica in grado di sostituire le parole, gli attori di questo spettacolo riflettono sulla difficoltà di comunicare che permea i rapporti umani e la vita quotidiana.

Un treno, un allarme bomba, un ufficio, la burocrazia ed un licenziamento, tutte possibilità e tutti rischi che affollano le nostre menti e la nostra società, che sulla scena finiscono inevitabilmente per condurre ad una fotta trama di oncomprensioni ed equivoci da cui si generano altri problemi, sottolineando la diffusa difficoltà di comprendere il prossimo.

Nel finale la riflessione si amplia al tempo che passa, ed alla nostra volontà di combattere il suo procedere, tentativo che ci risulta spontaneo, e tuttavia inutile, perché man mano che il calendario va avanti, i giorni passano, e su questo c’è poco da fare.

Puntoteatrostudio – SOTTO I GIRASOLI

“Sotto i Girasoli” è una storia triste, malinconica, è una storia di guerra e di dolore, di nostalgia di momenti più felici, e di sofferenza per il male che una guerra può portare.

Siamo ai tempi dell’Operazione Barbarossa, e della Campagna di Russia che nel ’43 cambiò le sorti della Seconda Guerra Mondiale, portando con sé un enorme numero di giovani italiani.

Il campo di girasoli in cui Augusto, il nostro protagonista, ha visto cadere per la prima volta un soldato, diventa quasi un luogo utopico, dove nascondersi dalla paura e dalla morte che si diffondevano nel mondo.

In questo scenario così cupo anche Katiuscha, la “signorina” in russo, non è più una giovane ragazza che invita i coetanei a ballare, come inizialmente ci viene fatto pensare, ma diventa una terribile macchina di morte, un arma costruita da uomini per uccidere e ferire i propri simili.

Il battito del cuore e le esplosioni che accompagnano lo spettacolo (realizzati personalmente da uno degli attori attraverso il beatbox, arte nella quale egli dimostra peraltro capacità impressionanti), progressivamente si acquietano e svaniscono, mentre il dolore della guerra si trasforma in un fantasma, che infesterà per sempre la mente di Augusto.

Spazio Verticale – WAHRHEIT MACHT FREI, LA VERITA’ RENDE LIBERI

Un quadro familiare, un marito ed una moglie, in bilico fra un passato cupo e doloroso, fatto di dittatura e persecuzioni, ed un futuro ancora incerto, ricco di promesse, ma forse non di giustizia: in mezzo tra i due, c’è il presente, un presente in cui la dittatura è stata sconfitta, e Gerardo, dopo aver subito le torture del regime, è stato incaricato di condurre le indagini sui crimini dello stesso.

Il personaggio principale è Paulina, moglie di Gerardo, anch’ella perseguitata dai fantasmi degli anni della dittatura, ferite impossibili da cancellare, i cui colpevoli, lei lo sa bene, non pagheranno mai le proprie colpe.

Suo marito non ha il potere per restituirle la felicità, ed i giudici, che potrebbero quantomeno punire chi le ha rovinato la vita, sono invece i primi ad essere stati collusi col regime.

Un interessante ritratto di quella che potremmo definire una società post-distopica, in cui il passato soffia ancora i propri mali sul presente, venendo letteralmente proiettato sulla scena, mentre il futuro pare solo una lucina fioca e lontana.

Manuele Olivieri

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